Il cementificio va a un’azienda romana

12 Ottobre 2017

L’ex opificio aggiudicato all’asta alla società Calbit che produce calcestruzzo. Ignorato il no di Regione, Provincia e Comune

PESCARA. L’ex cementificio di via Raiale passa nelle mani di un’azienda romana. Si chiama Calbit srl, specializzata nella produzione del calcestruzzo, che ha la sua sede principale ad Artena, ad alcune decine di chilometri dalla capitale. Sono queste le indiscrezioni giunte ieri in serata.
L’aggiudicazione è avvenuta nel pomeriggio, negli uffici di un notaio di Roma nell’elegante quartiere dei Parioli, al termine dell’apertura delle buste contenenti le offerte delle società che hanno partecipato all’asta giudiziaria. Ovviamente, si tratta di indiscrezioni, perché il nome del vincitore della gara, fino a ieri sera, non era stato ancora ufficializzato.
L’offerta della Calbit sarebbe stata ritenuta più congrua rispetto a quelle presentate dagli altri cinque concorrenti provenienti da diverse zone dell’Italia. Il prezzo a base d’asta ammontava a 1.905.169 euro. L’azienda di Artena può essere definita di medio-piccole dimensioni, perché conta 15 dipendenti e nel 2016 ha fatturato 2.909.219 euro.
Dunque la gara si è svolta lo stesso, nonostante il no alla riapertura del cementificio gridato a gran voce dalle istituzioni locali e dai residenti. Venerdì scorso, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha fatto sapere che avrebbe scritto una lettera al liquidatore giudiziale della Sacci, la vecchia proprietà dell’ex opificio, per esprimere la contrarietà del territorio al riutilizzo industriale della struttura. Struttura che lui ha chiamato Decementa, proprio ad indicare la volontà di liberare quell’area dall’ex opificio per realizzarci un grande parco per i bambini. D’Alfonso ha parlato anche della possibilità che la Regione possa procedere all’acquisto dell’immobile. «Vorrei dire agli imprenditori che intendono investire di non metterci amore», ha affermato il presidente venerdì, «perché non saranno possibili né la riattivazione, né speculazioni urbanistiche». Anche il sindaco Marco Alessandrini ha espresso la sua contrarietà ad un ritorno al passato. Sulla stessa linea il presidente della Provincia Antonio Di Marco. Queste dichiarazioni, forse, sono arrivate troppo tardi, perché l’asta giudiziaria era di fatto già partita. Il 25 settembre scorso si è svolta la gara di prequalifica con le sei aziende che hanno presentato l’offerta. Nessuno dei concorrenti si sarebbe tirato indietro. Quell’immobile di via Raiale, del resto, è considerato molto appetibile. Lo stabilimento è inattivo da maggio 2015, giorno della chiusura. Comprende una superficie coperta di 28.500 metri quadrati, impianti e macchinari per l’attività produttiva del cemento, aree industriali di 34.375 metri quadrati, aree golenali di 53.000. Poi, quattro appartamenti di oltre 500 metri quadrati, un centro sportivo di 15.510 e fabbricati di 493, più alcune rimanenze di magazzino.
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