Il centro Ibisco rischia di diventare a gestione comunale

Città Sant’Angelo, il sindaco: «La convenzione con la società Condotte deve proseguire come da contratto fino al 2030»
CITTA’ SANT’ANGELO. La gestione targata Condotte del centro commerciale all'ingrosso Ibisco è su un binario morto: la Società Italiana per Condotte d'Acqua ha due miliardi di debiti e oltre 6 miliardi di ordini legati a cantieri in sospeso, ed è dunque in amministrazione straordinaria.
Gli ultimi mesi del centro Ibisco sono stati segnati da condizioni di abbandono che vanno dalle infrastrutture di sicurezza, come le telecamere e gli sbarramenti, fino al decoro e la pulizia del verde e delle strade: Giovanni Bruno, Alberto Dello Strologo e Matteo Uggetti hanno comunicato così al Comune di Città Sant'Angelo di aver ottenuto dal Mise l'amministrazione straordinaria di Condotte e dalla Sezione fallimentare del Tribunale di Roma, lo scorso 14 agosto, la sentenza che dichiara lo stato di insolvenza.
L'obiettivo è sciogliere la convenzione tra società Condotte e il Comune di Città Sant'Angelo a partire dal prossimo 23 settembre: l'area Ibisco diventerebbe di gestione comunale, ma l'Ente si oppone. «Dopo aver scongiurato rimborsi milionari - ci avevano chiesto 9 milioni di euro - e vinto la causa per la richiesta di scioglimento della convenzione», commenta amaro il sindaco di Città Sant’Angelo Gabriele Florindi «arriva il ministero che toglie le castagne dal fuoco al privato buttando tutto sulle spalle di un'Ente pubblico che non ha nessuna risorsa per affrontare una gestione del genere».
Il sindaco ha dunque scritto a Condotte in amministrazione straordinaria, al Ministero dello Sviluppo Economico e alla sezione fallimentare del Tribunale ordinario di Roma, ricordando la decisione degli stessi giudici di Roma che avevano respinto la richiesta di scioglimento della convenzione a maggio, in sostanza riconoscendo che l'atto stipulato nel 1992 (all'epoca tra il Comune e la società Gambogi Costruzioni, al cui posto è poi subentrata Condotte) non era un vero e proprio contratto che impegnava i due soggetti a prestazioni corrispettive, quanto piuttosto un mezzo per consentire il raggiungimento di un interesse pubblico.
In ogni caso, ricorda la lettera del primo cittadino, l'Ente pubblico ha già dato seguito a tutti gli obblighi previsti dall'accordo e dunque la società concessionaria deve fare la sua parte, ed è obbligata a gestire il centro commerciale «fino al 2030 o, al più, fino al 2026». Lo scioglimento della convenzione viene dunque contestato dall'amministrazione comunale che «in ragione dell'acclarata palese mancanza dei requisiti per procedere legittimamente allo scioglimento di codesta società dalla convenzione del 15 giugno 1992», chiede invece ai commissari straordinari Bruno, Dello Strologo e Uggetti di dare seguito agli accordi previsti per non essere «costretto ad adottare ogni conseguente e più opportuna iniziativa giudiziale, anche di natura risarcitoria, per la tutela degli interessi pubblici».
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