Il Centro per l’aiuto agli ucraini: fateli lavorare sui terreni incolti

PESCARA. «Chi arriva in Italia deve guadagnarsi il rispetto degli italiani, e l’unico modo per farlo è di mettersi a lavorare. Non si può stare con una bottiglia in mano davanti ai supermercati, e...
PESCARA. «Chi arriva in Italia deve guadagnarsi il rispetto degli italiani, e l’unico modo per farlo è di mettersi a lavorare. Non si può stare con una bottiglia in mano davanti ai supermercati, e poi magari con la noia e la lontananza da casa iniziare a usare anche stupefacenti, così si finisce male per forza».
Il commento è di Nataliya Kovalenko, presidente del Centro sviluppo Abruzzo della Camera di commercio italo-russa che nei mesi scorsi ha presentato un progetto per l’inserimento lavorativo dei profughi o rifugiati politici provenienti dall’Ucraina o da altri stati colpiti dalla guerra. Un progetto presentato all’ex prefetto Vincenzo D’Antuono a maggio del 2015 e poi, lo scorso ottobre, anche all’assessore comunale Veronica Teodoro.
In sostanza, la proposta è quella di affidare ai profughi o ai rifugiati, terreni incolti e abitazioni disabitate in tutto il territorio della provincia pescarese, ma anche nel Chietino, nel Teramano e nell’Aquilano.
«Con queste assegnazioni», si legge nella proposta del Centro sviluppo, «i profughi hanno la possibilità di lavorare e guadagnare quel poco ma sufficiente fabbisogno per vivere. In questo modo la Regione, o per delega il Centro sviluppo Abruzzo, può effettuare un rapido censimento degli immobili da assegnare ai profughi che non possono essere tutti assistiti dalla Caritas o da altre associazioni benefiche».
«Realizzando questo progetto attraverso la prefettura, la provincia, i comuni e prima di tutto la Regione», sostiene Kovalenko, «oltre a compiere un gesto di solidarietà umana e religiosa, si evita che gli stessi profughi abbandonati a se stessi finiscano nelle maglie della malavita».
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