Il commercio soffocato dalla crisi: crolla il numero dei nuovi negozi

La Camera di commercio rivela i dati delle attività iscritte e che sono cessate durante lo scorso anno «Diminuiscono le imprese e gli addetti, il clima di incertezza per il Covid ha bloccato gli investimenti»
PESCARA. Rispetto al 2019 crolla il numero delle nuove attività (meno 500), e anche il numero degli addetti (meno 10mila). È uno degli effetti che l’emergenza sanitaria del 2020 ha generato sul tessuto economico cittadino. La pandemia, il lockdown e i continui balletti di aperture e chiusure hanno tolto la voglia, e ancor di più la possibilità, di fare investimenti e di cominciare una nuova avventura commerciale.
LA RICERCA. La fotografia viene fuori dal registro delle imprese della Camera di Commercio Chieti - Pescara. I dati, aggiornati al 31 dicembre, contenenti le imprese iscritte, le cessazioni, le nuove iscrizioni, ovvero quelle realtà che fanno il loro esordio sul territorio, nonché gli addetti impiegati, parlano chiaro. Tra il 2019 e il 2020 scende il numero delle nuove aperture. Nella sola provincia di Pescara, nel 2019 appaiono nell’elenco 37.600 attività, numero che nel 2020 scende a 37.399. Le nuove iscrizioni nel 2019 erano state 2.355, mentre le cessazioni 2.187, con un saldo positivo per le aperture di 168. Lo scenario cambia nel 2020 con le chiusure che si attestano su 2.047 e le nuove iscrizioni crollano a 1.840. Il saldo per la prima volta è negativo con 207 chiusure in più rispetto alle nuove aperture.
IL CONFRONTO. Confrontando le due annualità, le iscrizioni del 2020 sono 515 in meno rispetto a quelle del 2019. Un dato che di fatto mette in evidenza una riduzione della dinamicità economica del territorio provinciale.
In Abruzzo, dove nel 2020 si contano 148.373 imprese registrate, le nuove iscrizioni, pari a 6.939 sono scese di 1.284 (nel 2019 erano state 8.223). Le cessazioni si sono ridotte, passando da 8.400 del 2019 a 7.296 del 2020.
«Il dato eclatante», commenta Michele De Vita, segretario generale della Camera di Commercio Chieti Pescara, «non è legato alle cessazioni, bensì alle nuove iscrizioni. I primi reali effetti che il coronavirus ha causato sono collegati al clima di incertezze che si è instaurato e che va a minare i nuovi investimenti. D’altra parte, seppure con tutte le problematiche che ormai conosciamo, la cessazione di un’attività commerciale, manifatturiera, artigianale o di qualsiasi tipologia di servizio non è così immediata e su questo ambito le reali conseguenze potremo valutarle con il 2021. L’effetto più evidente della crisi è che nel 2020 Pescara ha toccato il minimo storico delle nuove iscrizioni annuali, registrando uno dei numeri più bassi da 10 anni a questa parte. In questo momento è l’incertezza che vince su tutto e si riflette sulle nuove aperture. Chi aveva la volontà di aprire, che si era informato, che stava avviando le pratiche per l’iscrizione ha desistito o ha rallentato. C’è tanto da lavorare per stimolare lo spirito imprenditoriale e intervenire con forme di incentivi sulle nuove imprese e sulle start up».
CHI SOFFRE DI PIÙ. Nel territorio provinciale, a risentire maggiormente delle incertezze sono i settori del commercio, delle attività manifatturiere e della ristorazione. Nell'ambito della vendita al dettaglio o all’ingrosso, nel 2020, con 316 aperture, sono state 139 le iscrizioni in meno rispetto al 2019, quando erano state 455 le novità. Male anche il manifatturiero con meno 37 nuove attività, che passano dalle 98 del 2019 alle 61 del 2020 e più 23 cessazioni, (dalle 147 del 2019 alle 170 del 2020).
Sulla ristorazione scendono le nuove iscrizioni dalle 88 del 2019 alle 69 del 2020. Male le cosiddette altre attività di servizi, ovvero le attività di organizzazioni associative, sociali, religiose, per fini culturali, per la difesa degli animali, professionali che vedono una discesa delle iscrizioni passando da 106 a 80 nel 2020 e un aumento delle cessazioni da 91 a 149. Si riducono le aperture delle attività scientifiche e tecniche e dei servizi di informazione e comunicazione.
Aumentano le cessazioni per le attività immobiliari. Infine si abbatte il numero delle nuove imprese non classificate (che non rientrano negli altri codici) che passa da 975 del 2019 a 706. Con meno aperture, diminuisce anche il numero degli occupati. Nella sola provincia di Pescara in un anno sono quasi 10 mila in meno gli addetti (da 107.754 del 2019 a 97.937 del 2020). Su base regionale si arriva a oltre 16 mila addetti in meno.
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