Il Comune condannato per il parco archeologico

28 Agosto 2017

Dovrà pagare un risarcimento di mezzo milione alle figlie dello scultore Michetti  per un esproprio a Colle del telegrafo. Ma la richiesta era di 5 milioni di euro

PESCARA. La nascita del parco archeologico, a Colle del telegrafo, si è trasformata in un salasso per il Comune. Una sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila, del primo marzo scorso, infatti condanna l’ente al pagamento di ben 538.045 euro in favore delle figlie dello scultore Vicentino Michetti, un tempo proprietarie dell’area dove oggi sorge il parco. Questa cifra dovrà essere versata a titolo di risarcimento per l’esproprio del terreno, pagato inizialmente una somma nettamente inferiore, rispetto a quella calcolata successivamente dai periti. E il consiglio comunale, il 3 agosto scorso, ha già approvato una delibera per il riconoscimento come debito in bilancio della cifra da versare. Ma la richiesta delle eredi ammontava a ben 5 milioni.
Si conclude così una vicenda che va avanti da dieci anni, cioè dal 30 luglio del 2007, giorno in cui l’amministrazione di allora approvò un decreto di esproprio con l’obiettivo di creare un parco archeologico. Ma la cifra venne subito contestata dalle proprietarie dell’area espropriata, cioè Laila, Anna Rosaria, Maria Alba e Pasqualina Michetti. Da qui la loro decisione di costituirsi in giudizio per richiedere il riconoscimento della giusta indennità di espropriazione, nonché di occupazione temporanea del terreno per il periodo in cui la disponibilità dell’area venne sottratta alle legittime proprietarie per l’esecuzione di scavi archeologici. Il ricorso delle eredi Michetti si basava sulla presunta edificabilità dell’area espropriata con un valore sicuramente più elevato rispetto a quello riconosciuto dal Comune a titolo di risarcimento e di indennizzo per la provvisoria espropriazione. Il Comune pagò per l’esproprio provvisorio 79.798 euro. Cifra considerata dalle ricorrenti del tutto inadeguata rispetto all’entità del sacrificio imposto dalla perdita temporanea di un immobile del valore di oltre 5 milioni di euro.
Nel 2011, venne fatta una consulenza tecnica. I periti, a fronte di una destinazione del terreno nel Prg a sottozona F1 verde pubblico, attribuirono all’area natura edificatoria. Successivamente, nel 2015, venne disposta dai giudici della Corte d’Appello una nuova perizia che confermò l’edificabilità del terreno. Si provvide, dunque, a ricalcolare il valore dell’indennizzo. La somma complessiva della stima arrivò a toccare i 436.837 euro, cioè 357.038 euro in più rispetto alla cifra del Comune. E il primo marzo scorso, la Corte d’Appello dell’Aquila ha stabilito che il Comune dovrà versare presso la Cassa depositi e prestiti la somma di 357.038 euro, a titolo di maggiore indennità di espropriazione spettante alle figlie di Michetti, più gli interessi pari a 58.952 euro, per complessivi 415.991 euro. In più dovrà essere versata la somma di 45.700 euro per l’indennità di occupazione temporanea, oltre agli interessi, più altri 57.415 come indennità per la diminuzione di valore del fondo residuo, oltre agli interessi. Infine, le spese di giudizio. Totale, 538.045 euro. «Questa cifra», ha spiegato il sindaco Marco Alessandrini in consiglio, «rappresenta una vittoria per l’ente, visto che la domanda risarcitoria era dieci volte superiore a questa».
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