Il Comune perde al Tar Il dirigente risarcisce

3 Dicembre 2017

MONTESILVANO . Aveva inviato alla Regione, proprietaria del terreno, un’ordinanza di demolizione di tre baracche abusive, realizzate da ignoti, sull’argine del fiume Saline. Contro quell’ordinanza la...

MONTESILVANO . Aveva inviato alla Regione, proprietaria del terreno, un’ordinanza di demolizione di tre baracche abusive, realizzate da ignoti, sull’argine del fiume Saline.
Contro quell’ordinanza la Regione aveva vinto un ricorso al Tar, a seguito del quale il Comune di Montesilvano era stato costretto a riconoscere un debito fuori bilancio di 9.247 euro. Ora, il dirigente che aveva firmato l’ordinanza, Costantino Di Donato, dovrà restituire quella somma al Comune. Lo ha deciso la sezione giurisdizionale abruzzese della Corte dei conti, che ha condannato il dirigente a risarcire l’ente locale. La Regione, prima di ricorrere al Tar, aveva provato a spiegare le sue ragioni per le vie brevi, chiedendo di annullare, in autotutela, quell’ordinanza. Ma dal Comune non aveva avuto alcuna risposta. Quelle baracche abusive, costituite da tre manufatti in legno con copertura in tela plastificata, tavole di legno e lamiere, erano adibite a ricovero di animali, come aveva avuto modo di verificare la Polizia municipale, ma certamente non le aveva messe su la Regione. Il Tar, con sentenza del 2012, aveva ritenuto il provvedimento del dirigente carente, con il travisamento dei fatti. La Regione era sì proprietaria del suolo sul quale era stato commesso l’abuso, «ma l’argine del fiume, costituendo demanio idrico-marittimo, appartiene allo Stato». Ma non è stata questa la motivazione principale che ha condotto i giudici della Corte dei conti a condannare il dirigente, quanto il fatto che la richiesta di revoca in autotutela dell’atto fosse rimasta inascoltata, producendo la soccombenza in giudizio e un danno all’immagine del Comune. A segnalare il caso alla Corte dei conti era stato proprio il Consiglio comunale, assieme a una nota nella quale esprimeva «forte disagio ed imbarazzo». Il dirigente non si è neanche costituto in giudizio. (a.bag)
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