Il console del Ghana: «La gara andava fermata»

3 Maggio 2017

Il diplomatico Taricone (originario di Trasacco) incontra il mediano biancazzurro: «Sto con Muntari, è un episodio inaccettabile che va condannato con fermezza»

PESCARA. Come era prevedibile, anche in Ghana il caso Muntari ha provocato stupore e reazioni. Tant'è che ieri pomeriggio, alla ripresa degli allenamenti del Pescara, al Poggio degli Ulivi è arrivato Massimiliano Taricone, il console ghanese in Italia che ha incontrato il centrocampista biancazzurro. «In Ghana questa storia ha avuto un’eco fastidiosa», ha detto Taricone, «sono venuto a Pescara per fargli sentire la nostra vicinanza. Aggiungo che non è corretto far passare l’Italia come un Paese razzista. Quattro stupidi non rappresentano la nazione, però episodi di questo tipo sono inaccettabili e vanno condannati con fermezza».
In Ghana la notizia è circolata rapidamente sui social network e tante persone hanno esternato la loro amarezza. «Siamo in un’epoca dove un tweet può scatenare reazioni spiacevoli, ecco perché bisogna spiegare bene i fatti. Da parte nostra c’è l’appoggio completo e incondizionato al calciatore. Se ci abituiamo a simili vicende compiamo il primo passo verso la rovina».
Il console si sarebbe aspettato una presa di posizione dell’arbitro Minelli di Varese. «Sono d’accordo con Muntari. L’arbitro doveva intervenire. Non seguo molto il calcio e quando è successo l’episodio di Cagliari sono stato contattato dal ministero degli Affari Esteri ghanese. Poi mi sono informato per ricostruire l’accaduto. La reazione di Muntari è stata quella di una persona frustrata per qualcosa di assurdo. E la sua gestualità (mano sul braccio per indicare il colore della pelle, ndr) ha avuto un impatto mediatico clamoroso. Dovete capire che personaggi come Muntari, Asamoah, Essien e Boateng rappresentano la storia del calcio in Ghana. In patria sono visti come divinità, rappresentano l’orgoglio dei ghanesi che ce l’hanno fatta. Ecco perché i loro messaggi hanno un potere incredibile e una forte risonanza».
Nel Paese africano simili comportamenti sono inconcepibili. «In Ghana l’80% degli abitanti sono cristiani e il 20% professano la religione musulmana. Ognuno prega il proprio Dio e si vive in grande armonia, ecco perché queste cose creano scalpore e fanno discutere ancora di più».
Taricone, cresciuto in Ghana, è nato a Roma da padre romano e madre originaria di Trasacco. Dallo scorso 26 dicembre ricopre il ruolo di console ghanese in Italia. È cugino del compianto Pietro Taricone, il concorrente del primo Grande Fratello morto nel 2010 a causa di un incidente durante un lancio col paracadute. «Pietro era il figlio del fratello di mia madre. Siamo originari di Trasacco. Mio nonno, Ernesto Fiore Taricone, emigrò in Ghana nel 1968 dove fondò la Trasacco Group. Si tratta di un’azienda con più di 4.000 dipendenti che opera nel settore edile. Abbiamo costruito anche molti stadi».
Il calcio in Ghana è seguitissimo. «Anche per questo sarebbe preferibile evitare gesti che sporcano l’immagine delle tifoserie italiane. A breve in Ghana nascerà anche la prima accademia calcistica di un club di serie A. Già sono operative quelle di Barcellona, Feyenoord e Manchester United». In Italia risiedono 65.000 ghanesi, tra i quali circa 1.000 vivono in Abruzzo».(g.t.)
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