Il Corso perde Polizzi il negozio che servì anche Bartali e Senna

21 Maggio 2016

PESCARA. «Aveva un piedino piccolo, Ayrton Senna. Il pilota di Formula Uno portava il 39, ed era simpaticissimo. Poi c’era Gino Bartali, che era un habitué, ed è stato ospite a casa mia. E Valentini,...

PESCARA. «Aveva un piedino piccolo, Ayrton Senna. Il pilota di Formula Uno portava il 39, ed era simpaticissimo. Poi c’era Gino Bartali, che era un habitué, ed è stato ospite a casa mia. E Valentini, quello dei vini, che entrando diceva “Arriva un povero contadino”. Poi, dopo aver pagato, prendeva in macchina una bottiglia d’annata e me la consegnava».

L’album dei ricordi di Franco D’Alonzo è stracolmo e in questi giorni, gli ultimi di una lunghissima carriera, il commerciante ricorda uno ad uno i personaggi che hanno fatto compere nel suo negozio di abbigliamento e intimo, in corso Umberto 21 e che tra una decina di giorni chiuderà dopo 45 anni. Da quando sono comparsi sulle vetrine i manifesti per la liquidazione totale della merce, «è un via vai continuo di clienti, e il telefono non fa altro che squillare».

D’Alonzo, 73 anni, non se la sente di andare avanti, e non per la crisi. «Il negozio va benissimo, è florido, ma la mia socia Alma Andreatta, cugina di Beniamino, a 92 anni ha problemi a camminare, e i miei figli Simona e Michele lavorano altrove. E poi è arrivata un’offerta favolosa da parte di una multinazionale di New York, una profumeria e gioielleria di altissimo livello che puntava a questo posto». D’Alonzo, cordiale e accogliente, sa benissimo che i negozi come il suo sono una rarità e sa anche di essere “un punto di riferimento”. La sua è un’attività vecchio stampo, e così è rimasta, sopravvivendo alle mode e alle crisi più nere, «grazie alla merce di qualità. Abbiamo rapporti con le ditte più importanti al mondo», dice, «e una clientela sceltissima, che nel tempo si è selezionata da sola», racconta snocciolando i nomi delle persone che ha servito, da Ugo Zatterin quand’era direttore del Centro a Inge Feltrinelli, all’ex rettore Luciano Russi. E poi medici, avvocati, cardinali, suore e anche «un giudice di Miami beach». Indimenticabile la telefonata di Nicola Trussardi: «Lo scambiai per un cliente, di nome Nicola che aspettava proprio una cravatta Trussardi».

E ora? «Credo che tutto questo mi mancherà, anche perché qui si ride e si va d’accordo con tutti, pure con i colleghi».

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