il corteo IN CENTRO

PESCARA. «Sono il fratello di Jennifer e oggi sono anche il fratello e l'amico di tutte le donne maltrattate o uccise da mani maschili. Sono un uomo che non si riconosce con i maschi violenti e...
PESCARA. «Sono il fratello di Jennifer e oggi sono anche il fratello e l'amico di tutte le donne maltrattate o uccise da mani maschili. Sono un uomo che non si riconosce con i maschi violenti e assassini. Sono un uomo e dico basta: non una di meno!». Trattiene a stento le lacrime e la commozione Jonathan Sterlecchini mentre, microfono e foglietto in mano, parla alla folla di oltre un migliaio di persone che ieri sera dopo le 20 hanno sfilato in corteo da piazza Italia a piazza della Rinascita per gridare in silenzio: «Adesso basta: non una di meno». Così recitava lo striscione che apriva la fiaccolata di cittadini e rappresentanti delle istituzioni voluta dal centro antiviolenza Ananke per ricordare Jennifer Sterlecchini, la 26enne uccisa il 2 dicembre scorso dal fidanzato Davide Troilo, detenuto al San Donato, durante una lite causata dalla rottura del loro rapporto.
Accanto a Jonathan, la madre Fabiola Bacci senza più parole. Solo "grazie" alla città che si è stretta intorno alla sua famiglia nel momento più difficile. Sgomenti gli amici più intimi di Jennifer, Yari, Eleonora, Federica, che l'avevano sentita «solo poche ore prima di essere uccisa. Era felice, progettava quel viaggio in Spagna che tanto desiderava».
Una ragazza «solare, che amava la vita» ripetono in coro i colleghi di lavoro di Noa shoes: «Era sempre sorridente, aveva sempre voglia di spaccare tutto, con quell'entusiasmo tipico della sua età, mai l'abbiamo vista sofferente. Era da poco insieme a noi, solo un mese, ma siamo qui perché le abbiamo voluto bene». Un amico di famiglia, «cresciuto insieme a lei», prova rabbia e si sfoga: «Voglio giustizia per Jennifer, la magistratura deve intervenire e fare luce, devono cambiare le leggi con pene più severe per chi uccide».
Jennifer soffriva, era tormentata? «Non ha mai lanciato segnali, non ci siamo mai accorti di nulla». I colleghi di Jonathan, molto conosciuto in città per il suo lavoro di dj allo stabilimento Nettuno: «E' molto preoccupato per la madre, vuole starle accanto per proteggerla». Rita Pellegrini, presidente di Ananke, prova a spiegare che «la violenza non è mai un fatto privato», che «spesso i segnali non si riconoscono, ci si abitua al dolore».
Il sindaco Marco Alessandrini: «Il destino si è accanito contro questa famiglia a cui testimoniamo vicinanza e affetto», poi affida il suo pensiero ai versi della poetessa libanese Joumana Haddad. Ma l'amministrazione comunale intende fare di più, secondo quanto riferito dall'assessore ai servizi sociali Antonella Allegrino: «Chiederemo a Jonathan e Fabiola di raccontare il loro dolore agli studenti perché le giovani generazioni crescano consapevoli che la violenza genera solo altra violenza». La prossima settimana la Allegrino incontrerà Francesca Carusi, la coordinatrice dei Nastrini Rossi, i docenti esodati della Buona Scuola presenti alla fiaccolata, per lanciare un progetto nelle scuole di «educazione al sentimento».
L'assessore ha anche annunciato che farà visita alla famiglia di Davide Troilo. Tra la folla, anche i giocatori della Pescara calcio, Andrea Gessa e Gabriele Aldegani; una rappresentanza di amministratori comunali di Spoltore e Pescara. Conclude Jonathan: «Con Jennifer ho condiviso i giochi e i sogni, quelle mani omicide uccidono anche il mio essere». Prova rabbia nei confronti dell'assassino di sua sorella? Vorrebbe incontrarlo e parlargli? «No, vorrei solo parlare con mia sorella, ma lei non c'è». Invece no. Jennifer c'era, ieri sera nella piazza silenziosa e affollata. Era nei cuori di tutti.
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