Il costruttore di Torricella che era nel Pescara di Zeman

24 Giugno 2015

LANCIANO. C'è anche un abruzzese “puro” nell'ennesima inchiesta che sta sconvolgendo il mondo del calcio. Si tratta del 51enne Piero Di Luzio, costruttore da anni trapiantato nella capitale, ma...

LANCIANO. C'è anche un abruzzese “puro” nell'ennesima inchiesta che sta sconvolgendo il mondo del calcio. Si tratta del 51enne Piero Di Luzio, costruttore da anni trapiantato nella capitale, ma originario di Torricella Peligna, minuscolo paese (di poco più di 1300 abitanti) in provincia di Chieti, della Comunità montana del Medio Sangro-Aventino.

Di Luzio, attualmente agli arresti domiciliari – essendo ritenuto dagli inquirenti uno degli elementi chiave della vicenda che ruota attorno al Catania e al presunto giro di gare truccate per favorire la permanenza in serie B degli etnei – è un volto noto agli sportivi abruzzesi. E non solo per i suoi trascorsi in biancazzurro, essendo stato, nell'anno della promozione in A del Pescara di Zeman, uno dei piccoli azionisti della società adriatica, nonché dirigente accompagnatore. Quasi in contemporanea, infatti, ovvero tra il 2009 ed il 2010, ebbe modo di ricoprire anche il ruolo di patron della locale squadra calcistica del proprio paese natale: la Polisportiva Torricella Peligna. Che sotto la sua gestione conobbe i fasti del campionato di Promozione, massimo risultato sportivo nella storia del sodalizio rossoblù. Curiosamente gli stessi colori sociali del già citato Catania e del Genoa: club, quest'ultimo, per il quale, stando almeno ai verbali dell'inchiesta, egli risulterebbe tesserato. Condizionale d'obbligo però, visto che proprio nelle ultime ore, in una nota affidata alle agenzie di stampa, la stessa società ligure ha smentito di avere Di Luzio tra i suoi tesserati attuali, ammettendo l'esistenza di un breve rapporto di collaborazione, nel periodo compreso tra il 24 luglio ed il 3 ottobre del 2013.

Stefano De Cristofaro

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