Il Covid attacca anche il lavoro La Caritas: momento terribile

Decine di famiglie “normali” rimaste senza occupazione chiedono aiuto per la spesa e le bollette Il direttore De Dominicis: questa volta sta patendo chi è in isolamento e non ha una rete parentale
PESCARA. Pacchi viveri alle famiglie in quarantena che non possono uscire di casa per rifornirsi o che non hanno risorse economiche per fare la spesa. È l’emergenza nell’emergenza, quella che sta affrontando la Caritas diocesana, guidata da Corrado De Dominicis che lancia l’allarme e sollecita le istituzioni a cercare misure di contenimento alla disoccupazione: «È necessario dare lavoro per restituire la dignità alle persone».
Decine di famiglie pescaresi con bambini piccoli, uomini e donne che hanno perso gli impieghi e che non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena, stanno prendendo d’assalto il centro di ascolto di via Monti, a Pescara, per chiedere aiuti concreti: le buste con i prodotti della sopravvivenza, il pagamento delle bollette e degli affitti. Operai, commercianti, baristi, camerieri, costretti alla fame dalle restrizioni governative anti Covid, che non vogliono la carità, ma la dignità di un lavoro.
De Dominicis fotografa l’allarmante situazione, e la descrive peggiorata rispetto al periodo di lockdown precedente quando la Caritas, nel report di 75 giorni, erogava 400 pasti al giorno per sfamare i nuovi poveri della città. Quelle «famiglie normalissime» che oggi non hanno più neppure gli spiccioli per fare la spesa al supermercato.
«In questa seconda ondata», spiega il responsabile della struttura diocesana che conta 400 volontari, «una delle fatiche che stiamo vivendo è quella delle famiglie sottoposte a quarantena, o isolamento fiduciario, che non hanno una rete parentale che possa aiutarle, e quindi si rivolgono a noi per avere la busta della spesa. Sono persone che non possono permettersi di comprare il cibo, un numero di bisognosi in costante crescita. Noi prepariamo i pacchi negli empori solidali di San Donato e di corso Umberto, a Montesilvano, e andiamo a consegnarli casa per casa. Nel rispetto delle misure di sicurezza i nostri volontari lasciano i viveri davanti ai portoni e vanno via».
Tra essi ci sono anche anziani soli e malati che non possono muoversi da casa. Non tutti, in questo periodo flagellato dalla pandemia, possono reggere i costi della spesa a domicilio. La Caritas è la salvezza di tanti indigenti «che avvertono impotenza e frustrazione, ma non vogliono la carità», osserva De Dominicis, «al contrario, ci chiedono la dignità di un lavoro. Per un capofamiglia è frustrante non poter sfamare i suoi figli». E nelle prossime settimane, con le attività semichiuse e il numero ballerino dei contagi, è prevedibile che la situazione volga al peggio.
Di qui, la riflessione del direttore Caritas: «Il trend dei bisognosi è in ascesa, tra non molto altro personale della ristorazione resterà senza lavoro perché l’asporto produce una bassa percentuale di introiti. Mi chiedo cosa accadrà con i posticipi della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti a gennaio. Quando finiranno i soldi dei redditi di emergenza, che impatto avranno, sulle famiglie, queste misure governative che cesseranno? Penso che avremo grandi difficoltà da affrontare», analizza De Dominicis secondo il quale «affinché sia tutto meno traumatico possibile, c'è da pensare a misure lungimiranti e il lavoro è l’unico strumento per essere indipendenti, riacquistare la dignità e la fiducia in se stessi».
La Caritas diocesana di Pescara-Penne è un universo solidale composto dalla Cittadella di via Alento e di Montesilvano, un emporio alimentare a San Donato e un altro a Montesilvano, un centro diurno per minori e l’ex Sprar (oggi Progetto Siproimi, sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati) in strada Colle San Donato, un centro per immigrati in via Stradonetto e un altro centro di accoglienza straordinaria dove si svolgono corsi di italiano e di cittadinanza. Strutture frequentate da persone di tutte le età, italiani e stranieri, marocchini, tunisini, romeni, ucraini, bulgari.
Ogni lunedì, mercoledì e venerdì i poveri della città possono usufruire del servizio docce (45 questa settimana) in via Gran Sasso e possono contare sui pasti: 100 al giorno alla Cittadella di via Alento e 40 alla Casa della Solidarietà di Montesilvano.
Le colazioni vengono distribuite ogni mattina dal centro Train de Vie e nella cattedrale di San Cetteo guidata da don Francesco Santuccione. La raccolta di viveri è curata dal Banco Alimentare.
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