Il Covid cresce nei capoluoghi In testa ci sono Pescara e Chieti

Albani, responsabile emergenze: «La vera preoccupazione arriva dai paesi del Teramano»
Più di 450 casi su un totale di 2.198 in nove giorni. È il dato dei quattro capoluoghi di provincia, che svettano in testa alla mappa delle località con più di 5 casi registrati dal 1° dicembre in Abruzzo: domina Pescara (con 138 casi), seguono Chieti, L’Aquila e Teramo, tutti oltre i 100 casi. «Ma ciò che ci preoccupa realmente non sono le città più popolose», spiega Alberto Albani, responsabile regionale delle emergenze sanitarie, «Considerando il rapporto tra il numero dei casi e la popolazione, la zona del Teramano è quella che ci preoccupa di più per valori percentuali. È vero che i numeri dei capoluoghi sono, in valore assoluto maggiori», prosegue Albani, «ma la percentuale di positività rispetto alla popolazione è più bassa».
LA SITUAZIONE
NEL TERAMANO
La riflessione di Albani si focalizza sui dati della provincia di Teramo, che resta l’epicentro del virus in Abruzzo. Tra i comuni più colpiti del Teramano, spicca Mosciano Sant’Angelo, che si piazza subito alle spalle dei comuni capoluogo con ben 87 casi nei primi 9 giorni di dicembre. Ma c’è anche Sant’Egidio alla Vibrata, che ne già ha accumulati 50, Corropoli (42) e Sant’Omero (32 casi). Ma anche Colonnella (che di casi ne ha 26), con 3.700 abitanti, mantiene un trend considerevole dopo il picco di 52 positivi solo a novembre. Un’impennata di contagi che aveva allarmato il sindaco e costretto l’amministrazione alla chiusura delle scuole e alla chiusura anticipata degli esercizi pubblici alle 20. Se si estende il ragionamento anche ai comuni costieri del Teramano, ci sono anche Giulianova (68) e Roseto (56) tra i primi 15 più colpiti. «È una zona che stiamo seguendo con particolare attenzione», spiega Albani, «e proprio ieri abbiamo fornito delle direttive precise ai sindaci di alcuni paesi interessati. Abbiamo consigliato di rendere obbligatorio l’utilizzo della mascherina anche all’aperto e di utilizzare massicciamente le forze dell’ordine per evitare gli assembramenti».
I MOTIVI
DELL’AUMENTO DI CASI
Di certo, però, nella mappa dei comuni spicca la presenza di Pescara al primo posto. Nonostante il numero dei ricoveri nel capoluogo adriatico sia ancora sotto controllo, l’aumento dei casi è considerevole: «Ed era anche prevedibile», spiega Giustino Parruti, direttore dell’unità operativa di malattie infettive dell’ospedale di Pescara, «perché in città c’è una concentrazione scolastica rilevante. In più, stiamo registrando diversi focolai soprattutto tra i più giovani che non si sono ancora vaccinati. E questi due fattori spiegano bene perché i capoluoghi siano anche i Comuni più colpiti in questa fase». Ma il sistema sanitario regionale continua a reggere in modo soddisfacente.
«Stiamo continuando ad avere una percentuale importante di non vaccinati tra i nuovi infetti», spiega Parruti, «ma l’utilizzo degli anticorpi monoclonali ci sta dando una grossa mano. In questo modo stiamo bloccando sul nascere le forme più critiche della malattia da Covid-19».
L’AREA METROPOLITANA
E LA ZONA DELLA MARSICA
Il trend di crescita riguarda anche l’intera area metropolitana Chieti-Pescara: considerando anche i comuni di Francavilla (39 casi), Spoltore (27), San Giovanni Teatino (26), Montesilvano (70) e Città Sant’Angelo (16), si arriva quasi ad un quinto dei casi totali in Abruzzo dal 1° dicembre (2.198).
Meno preoccupante, invece, la situazione della Marsica. Nessun comune figura tra i primi 15 e il primo in graduatoria è Avezzano con soli 19 casi, registrati dal 1° dicembre.
LA DIFFUSIONE
DEL VIRUS
La provincia di Teramo resta dunque l’epicentro del virus anche nel mese delle feste natalizie.
Lo dimostra anche il fatto che sono ben 4 i Comuni del Teramano tra i primi dieci più colpiti. Ma il virus continua a diffondersi in tutta la Regione, come dimostrano i 58 casi di Sulmona, i 52 di Vasto e i 78 di Lanciano.
LE FASCE D’ETÀ
PIÙ COLPITE
Considerando i 2198 casi totali, registrati a dicembre, risulta spiccano gli under 12, tra le fasce più colpite, con 465 positivi. «Sono numeri legati all’attività nelle scuole, che implica aggregazioni di studenti in spazi molto stretti», spiega il primario Albani. Ma preoccupa anche la fascia degli over 40 (392 casi). «Sono due fasce interconnesse», spiega Parruti, «gli studenti e i loro genitori over 40, una fascia che prevede anche un numero elevato di no vax (come spiegato nell’articolo alla pagina a fianco, ndr). In questa fase i nonni sono più attenti dei genitori», conclude Parruti, «tant’è vero che tra gli over 65 il numero di casi è inferiore». Tra le fasce d’età più colpite, troviamo anche quella 50-59 anni (326 casi) e la fascia 30-39 (226 positivi).

