Il Covid si può riprendere ogni tre mesi: lo dice l’Iss

Il 5,8 per cento dei positivi recenti aveva già contratto il virus 90 giorni prima I più a rischio sono i non vaccinati, i giovani, le donne e gli operatori sanitari
PESCARA. Infettarsi due o più volte con il virus del Covid non solo è possibile, ma è anche sempre meno raro a causa dell’evoluzione della variante Omicron.
Lo dice l’Istituto Superiore di Sanità, che considera “reinfezioni” i casi di persone tornate positive dopo tre mesi dalla prima volta. Secondo l’ultimo monitoraggio Iss nazionale, pubblicato venerdì, il 5,8% di chi si è contagiato negli ultimi giorni – quindi con la variante Omicron 2 – aveva già avuto il Covid meno di 90 giorni fa. La percentuale è in rapida crescita: la settimana precedente era del 5%. A gennaio, quando imperversava la variante Omicon 1, non aveva mai raggiunto il 4%. Prima di Omicron, quindi con Alfa e con Delta, il traguardo del 2% non era stato mai toccato. In totale, secondo l’Iss, dal 24 agosto 2021 all’11 maggio 2022 in Italia sono stati segnalati 438.726 casi di reinfezione, con una media del 3,6% sul totale dei contagi.
LE VARIABILI
È quindi la formidabile contagiosità di Omicron la variabile principale da cui dipende il rischio di reinfezioni. Mentre ogni nuova sottovariante sembra aumentare la capacità di sfuggire alle immunità precedenti e quindi di diffondersi e anche di reinfettare: è per questo che si teme una prossima grande ondata di contagi quando arriveranno Omicron 4 e 5 che già si stanno diffondendo con forza in alcuni paesi, anche in Europa.
Altre variabili sono la tipologia di vaccino ricevuto, quale booster, da quanto tempo, con quale variante ci si sia infettati la prima volta, come reagisce l’organismo. In particolare, ogni variante di preoccupazione segnalata finora ha aumentato la sua capacità intrinseca di contagiare e, quindi, di sfuggire a immunità precedenti.
CHI è PIù a RISCHIO
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ci sono alcune categorie della popolazione più a rischio reinfezione. Innanzitutto i «soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni, più a rischio rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi di Covid-19 fra i 90 e i 210 giorni precedenti; i soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni». Poi ancora «le femmine rispetto ai maschi. Il maggior rischio nei soggetti di sesso femminile può essere verosimilmente dovuto alla maggior presenza di donne in ambito scolastico (maggiore dell’80%) dove viene effettuata una intensa attività di screening e al fatto che le donne svolgono più spesso la funzione di caregiver in ambito famigliare». Ma l’Iss cita anche «le fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone in età compresa fra i 50-59 anni. Verosimilmente il maggior rischio di reinfezione nelle fasce di età più giovani è attribuibile a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio». E infine «gli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione». (l.t.)

