Il Covid va di corsa, 102 contagi Albani: venite solo per casi gravi

Pronto soccorso, ospedale Covid e Terapie intensive al completo, 36 i pazienti intubati tra 40 e 50 anni Il primario: la pressione è altissima. Zocaro (Rianimazione): dieci medici in più e nuove sale operatorie
PESCARA. Adesso il virus fa ancora più paura. Le varianti inglesi lasciano strascichi respiratori e alzano il livello della mortalità: lo dicono i sanitari.
CORRE IL VIRUS Corre a velocità incontrollata: 102 contagi ieri a Pescara, tra i dati più alti degli ultimi tempi se si escludono i 115 di inizio mese; 232 in provincia di cui 39 riguardanti persone al di sotto dei 19 anni, 540 in tutta la regione. Cinque i decessi, tra i 55 e i 95 anni, di cui 1 a Pescara; 623 casi a Pescara dall’inizio di febbraio.
AL COLLASSO Il pronto soccorso di via Fonte Romana e l’ospedale Covid di via Paolini, sono al limite degli accessi e dei ricoveri consentiti. Il personale è «motivato, appassionato, ma allo stremo delle forze».
Le due Terapie intensive, Covid e no Covid, che entro l’anno riceveranno una boccata d’ossigeno di 10 nuovi anestesisti e rianimatori, sono stracolme con 36 pazienti complessivi intubati e iperventilati. I vertici Asl stanno ragionando sulla possibilità di creare un ponte con le Rianimazioni di Chieti, L’Aquila, Teramo, Atri, Vasto.
PRESSIONE ALTA I pazienti del Covid hospital vengono continuamente trasferiti negli ospedali dell’Aquila e in altre strutture del territorio. Ma l’intero presidio sanitario, diretto dal manager Vincenzo Ciamponi, sta «reggendo una pressione altissima». Al cardiopalma. Lo dice, con toni preoccupati, Alberto Albani, primario del pronto soccorso e referente per le Emergenze Urgenze, che avverte: «La variante inglese ha una capacità diffusiva più grave. Il virus è molto più aggressivo, ora. Tra i nostri ricoverati ci sono giovani quarantenni con i polmoni devastati». Perché, ormai è chiaro, queste varianti «colpiscono soprattutto la popolazione più giovane che noi salviamo, certo, ma per alcuni di loro c’è il rischio altissimo che riportino deficit di patologie respiratorie». Quando non muoiono.
SOLO CASI GRAVI «Tutto questo è frutto di comportamenti scorretti, superficiali, siamo passati dal giallo all’arancione in pochi giorni, di questo passo saremo rossi molto presto», analizza Albani dalla trincea del pronto soccorso che ogni giorno accoglie almeno 300 utenti. «Troppi» per il primario che rilancia lo stesso appello alla cittadinanza, ormai per la millesima volta: «Venite in ospedale solo per patologie gravi, per il resto delle cure rivolgetevi alla medicina generale e ai pediatri. Noi qui, dobbiamo allentare la pressione degli accessi e oltretutto, malgrado i percorsi differenziati, è alto il rischio di infettarsi» negli stessi locali dove «le attese si allungano» e pazienti Covid e no Covid si mescolano senza saperlo.
AL COMPLETO Rianimazioni al completo in ogni ordine di posto. Quella del palazzo rosso Covid ospitava, fino a ieri mattina, 24 pazienti Covid (i posti iniziali erano tra 6 e 16) molti sui 50 anni, e 12 di tutte le età in osservazione alla Rianimazione del monoblocco ospedaliero. Tutti pazienti con politraumi, neurochirurgici, radiologici. Tutti piuttosto gravi, affetti da polmoniti e insufficienze respiratorie di varia natura, intubati, ventilati, sostenuti con farmaci salvavita per un tempo di degenza che si attesta generalmente sui 15 giorni. Rosamaria Zocaro, direttore dell’unità operativa complessa di Terapia Intensiva e Anestesiologia della Asl, si dice «fortemente preoccupata» ed esamina la situazione con i dati «in rialzo da domenica, senza tregua. Siamo al completo, impossibile fare previsioni sui prossimi accessi, quando e quanti», ma è certo che «ci siamo anche se provati, i nostri sanitari che ringrazio di cuore uno ad uno per i loro sacrifici, non si sono mai fermati un attimo. E lo sforzo dell’azienda sul personale è continuo».
Sono attualmente 58, i medici rianimatori ed anestesisti in servizio tra Pescara, Penne e Popoli, «altri 10 ne arriveranno entro l’anno», anticipa Zocaro, ma mai abbastanza per la mole di lavoro aggravata dall’emergenza coronavirus e tra permessi per malattia e maternità. Il direttore della Terapia intensiva è affiancata da un pool in rosa di altissimo livello: Antonella Frattari, responsabile dell’unità operativa semplice della Rianimazione; Donatella Bosco, Terapia del dolore e Maria Rizzi, responsabile delle 12 sale operatorie «che diventeranno 16 nelle previsioni future dell’azienda sanitaria. L’emergenza ha rallentato tutti i progetti che andranno comunque in porto, con un po’ di pazienza» rassicura Zocaro. Che coglie l’occasione per lanciare un appello alla popolazione: «Stiamo attraversando un momento critico. Non vediamo la luce oggi, ma confidiamo nella velocità dei vaccini. Intanto c’è bisogno di rispettare le regole: mascherina, distanziamento, disinfezione continua. Lo ripetiamo da mesi, ma nulla è scontato», stando all’evidenza dei contagi in forte ascesa.

