Il Covid visto dal difensore civico

L’avvocato Di Carlo spiega come migliorare il rapporto tra i cittadini e la sanità
PESCARA. È la figura di garanzia che tutela il cittadino. Accoglie i reclami e aiuta gli abruzzesi a districarsi nella giungla della burocrazia. Ma il compito del difensore civico regionale, Fabrizio Di Carlo, avvocato pescarese, è diventato ancora più prezioso in questi lungi mesi segnati e funestati dal Covid 19. È lui stesso a spiegarlo in questa intervista al Centro.
Avvocato Di Carlo quali sono le priorità per migliorare il rapporto tra la sanità e il cittadino?
«Gliele elenco. La necessità che la maggior parte delle attività che prevede l’accesso del pubblico agli uffici sia gestita on line. Viene segnalato che non in tutte la Asl è possibile il pagamento telematico del ticket. Questo sembra un problema superabile senza grande difficoltà e che va evidentemente risolto dalle Aziende interessate. Aggiungo l’opportunità che le dosi di vaccino antinfluenzali ordinate dal nostro sistema sanitario regionale siano di gran lunga superiori a quelle dello scorso anno, e confido che a tanto si stia provvedendo. C’è inoltre la necessità di provvedere alla urgente riprogrammazione delle visite mediche non effettuate durante il lockdown che ha generato non pochi problemi per i cittadini, con ripercussioni anche sulle visite già programmate per i mesi successivi. E infine occorre garantire quanto più possibile l’applicazione di principi uniformi sull’intero territorio regionale, pur nel rispetto della autonomia organizzativa di ciascuna Asl della diversa situazione epidemiologica».
Quali sono le sue impressioni sulla gestione dei problemi sorti in ambito sanitario con il diffondersi dell’epidemia. E quali le criticità che le sono state segnalate?
«Io credo che le valutazioni, su questa materia, debbano essere prudentissime ed ispirate al massimo rispetto per chi si è trovato ad operare in condizioni così difficili quali quelle con le quali ci siamo confrontati. Mi pare che, in questo ambito, la Regione Abruzzo e gli abruzzesi si siano distinti nel Paese per l’efficacia degli interventi e per la disciplina con la quale i cittadini hanno rispettato i provvedimenti impartiti dalle autorità di riferimento. Ora è il momento di gestire questa fase di ripartenza che - stretta tra la volontà di riavviare un ritmo di vita normale e la necessità di non abbandonare la lotta contro il virus - presenta continue difficoltà».
Ci faccia qualche esempio di scelte secondo lei efficaci. «Ritengo strategica e condivisibile l’iniziativa della Regione di introdurre nel proprio sistema sanitario 200 infermieri di famiglia e comunità per rafforzare quell’assistenza territoriale che, in altre Regioni, che pur vantano punte di eccellenza sanitaria, ha rappresentato il tallone di Achille per la lotta al Covid. Ma è fondamentale che la Regione continui la propria attività di rilancio intelligente delle attività e di contrasto al diffondersi dell’epidemia».
Un anno fa lei propose di attribuire al difensore civico anche il ruolo di Garante per il diritto alla salute. Lo pensa ancora?
«Assolutamente sì. Mi pare che questa pandemia ne abbia confermato l’opportunità. Occorre pensare concretamente a questa figura di garanzia, per la quale è fondamentale che il legislatore regionale declini puntualmente gli ambiti di intervento nel rispetto delle linee generali definite dal quadro nazionale, che non si limiti a supportare il cittadino per segnalare le disfunzioni e le inefficienze del sistema a tutela del diritto leso ma che collabori fattivamente a migliorare l’organizzazione sanitaria nell’interesse di tutta la collettività».
Qual è l’atteggiamento del Consiglio regionale dell’Abruzzo sul tema?
«Mi pare che vi sia grande interesse sull’argomento. Esiste al riguardo un tavolo di lavoro, istituito dalla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, al quale partecipa una delegazione del Coordinamento dei difensori civici Italiani di cui faccio. Mi risulta che il presidente Sospiri segua con attenzione l’evolversi dei lavori. È ormai in fase di definizione la scrittura di linee guida da mettere a disposizione delle Regioni e che i singoli Consigli regionali potranno, nella loro autonomia, modellare secondo le rispettive idee».
Ci sono Regioni che hanno già istituito il Garante del diritto alla salute?
«Vi hanno già provveduto Liguria, Lombardia, Piemonte, Campania, altre Regioni stanno elaborando il tema, mentre la Toscana già prima della legge Gelli (che prevede questa figura, ndr) esercitava in materia sanitaria funzioni più specifiche. Per quanto riguarda l’Abruzzo, nel corso del 2020, il mio ufficio ha lavorato, e sta proseguendo, per l’elaborazione di una nuova proposta di revisione della disciplina delle funzioni del difensore civico. Sarà quindi l’occasione per descrivere in modo circostanziato la figura del garante per il diritto alla salute tenendo naturalmente conto delle proposte emerse nel Coordinamento dei difensori civici». (l.c.)

