Il ct Bennati punta su Ganna

6 Maggio 2023

«Il ciclismo italiano? Ci sono meno talenti, serve tanta pazienza»

TERAMO. Da novembre 2021 Daniele Bennati, 42 anni, è il ct della Nazionale italiana di ciclismo. In carriera, tra il 2002 e il 2019, Bennati ha vinto tre tappe al Giro d'Italia, due al Tour de France e sei alla Vuelta di Spagna. L'ex velocista aretino, intervenuto ieri all'università di Teramo per un convegno, parla della Corsa Rosa e del momento del ciclismo italiano.
Bennati, che Giro si aspetta?
«I favoriti sono Roglic e Evenepoel. Ma non ci sono soltanto loro. Bisogna tenere d'occhio Geoghegan Hart, Thomas e Caruso».
Che significato ha la Grande Partenza dall'Abruzzo?
«È la conferma che l'Abruzzo è da sempre una regione amica del ciclismo e con percorsi straordinari. Il mondo ci invidierà. La Grande Partenza è un evento storico, un riconoscimento che l'Abruzzo merita».
Al via, però, non ci saranno Giulio Ciccone e Dario Cataldo. «È un grande dispiacere. Non avere i due corridori di casa alla partenza dall'Abruzzo è un peccato».
Ha parlato con loro in questi giorni?
«Sì, li ho incitati a ripartire con maggiore motivazione. Ciccone (bloccato dal Covid, ndc) è ovviamente deluso, ma la salute viene prima di tutto. Avrà modo di rifarsi, magari già al Tour de France. Gli auguro di continuare sui livelli d'inizio stagione e di fare uno step in più».
Che momento vive il ciclismo italiano?
«Ci sono meno talenti rispetto al passato e, da qualche anno, facciamo più fatica rispetto ad altre nazioni. I giovani interessanti ci sono. Bisogna solo avere pazienza. Il ritiro di Colbrelli, qualche mese dopo la mia nomina come ct, è stato un duro colpo perché potevo costruire la Nazionale intorno a lui».
Filippo Ganna che prospettive ha?
«Non deve snaturarsi. Lui deve continuare a puntare sulle cronometro e può ambire a qualcosa di grande nelle classiche».
Durante il convegno a Teramo lei ha espresso il sogno di riportare la Nazionale a vincere un Mondiale. Il sogno è realizzabile in tempi brevi?
«Il mio compito è questo, considerando che l'ultimo Mondiale vinto da un italiano risale al 2008 (con Ballan, ndc). L'anno scorso ci davano per dispersi, ma fino ai 300 metri dal traguardo eravamo in lotta per un argento o un bronzo. Si può vincere anche da non favoriti. Io ci credo».
I suoi ricordi legati all'Abruzzo?
«Ho preso parte a varie gare e ho partecipato al Trofeo Matteotti. Il mio esordio da professionista, nel 2002, l'ho fatto nella Acqua&Sapone-Cantina Tollo, squadra abruzzese, perciò di questa terra conservo un ricordo bello».
Gaetano Lombardino
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