Il cuoco: «Voglio solo giustizia «Rivederlo? Nessuna emozione»

3 Febbraio 2023

PESCARA. «Non ho provato nessuna emozione nel vederlo. Ero calmo e tranquillo. Io voglio solo giustizia e che quella persona paghi per quello che ha fatto».Così Yelfry Guzman ieri, all’uscita del...

PESCARA. «Non ho provato nessuna emozione nel vederlo. Ero calmo e tranquillo. Io voglio solo giustizia e che quella persona paghi per quello che ha fatto».
Così Yelfry Guzman ieri, all’uscita del Tribunale di Pescara dove si è svolta la prima udienza del processo a carico di Federico Pecorale che ieri per la prima volta dopo quel terribile fatto si è trovato di fronte, faccia a faccia.
«Lui», racconta il ragazzo in maniera serena, «era da una parte dell’aula e io dall’altra. Ogni tanto mi guardava, ma a me non interessava e non interessa niente. Io vado avanti». Il suo obiettivo, ripete, ottenere giustizia. «Per il resto», aggiunge con il sorriso sulle labbra, «mi sento meglio. Sto continuando con la mia riabilitazione». Accanto a lui, come sempre, c'è mamma Melani, che in questi mesi di grande sofferenza non l’ha mai lasciato solo. «Siamo tranquilli», sottolinea anche la madre, «confidiamo nella giustizia e soprattutto crediamo molto in Dio, che non ci ha mai abbandonato. Siamo cristiani». Yelfry ha più volte ripetuto, da quando è uscito dall’ospedale, di essere un miracolato. «Sono su una sedia a rotelle, ma sono vivo. La carrozzella non è un impedimento per me, ho le persone che mi vogliono bene, mia madre, mio figlio, i miei fratelli e tanti amici». Il suo desiderio più grande resta quello di poter tornare a camminare. «È lunga ancora, lo so. Ma io non mi arrendo e prima o poi ce la farò», dice più determinato che mai.
A dicembre, prima di Natale, c’è stata la sua prima uscita pubblica nella chiesa di San Domenico in corso Marrucino a Chieti, dopo 8 mesi in ospedale, prima nel reparto di Neurochirurgia a Pescara e poi in una struttura di riabilitazione a Sulmona. Anche in quella occasione, aveva sottolineato di essere tranquillo. «Sono vivo e questo è l'importante. Mi manca allenarmi come facevo prima, prendere in braccio mio figlio e mi manca anche il mio lavoro, ma sono fiducioso». (a.d.f.)