«Il delitto Bevilacqua non fu premeditato»

La Procura chiede il rinvio a giudizio di Fantauzzi e l’archiviazione per Mancinelli. Non contestati neppure i futili motivi
PESCARA. Aveva perso la vita a soli 21 anni, ucciso a fucilate in faccia il 16 settembre scorso nel pub BirraMi di via Verrotti a Montesilvano.
Era morto così Antonio Bevilacqua, in una notte di fine estate trasformatasi all'improvviso in tragedia. Per il delitto è rinchiuso in carcere Massimo Fantauzzi, pizzaiolo montesilvanese reo confesso, che si consegnò ai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo dopo aver vagato per otto giorni nelle campagne. A distanza di quasi un anno dall'omicidio, il pm titolare dell'inchiesta, Paolo Pompa, ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per Fantauzzi. Al pizzaiolo viene contestato l'omicidio volontario semplice, ma senza l’aggravante da ergastolo della premeditazione.
Non sono contestati nemmeno i futili motivi. Eppure, quella notte, a far precipitare la situazione sarebbe stata la parola "infame" pronunciata da Bevilacqua durante una discussione. Per riparare a questa offesa, il pizzaiolo avrebbe poi deciso di dare una lezione al 21enne e sarebbe partita la spedizione punitiva. Fantauzzi sarebbe tornato a casa, a Montesilvano colle, si sarebbe cambiato i vestiti, avrebbe preso un fucile da caccia modificato e, con il volto coperto, sarebbe tornato nel locale di via Verrotti. Raggiunta la vittima, l'avrebbe poi colpita al volto, uccidendola sul colpo. Fantauzzi ora il 5 luglio dovrà comparire davanti al giudice per le udienze preliminari Nicola Colantonio. Non ci sarà, però, Nunzio Mancinelli, l'uomo con cui il killer del ragazzo trascorse il pomeriggio, la sera e una parte della notte prima dell’omicidio. Il pubblico ministero il 27 febbraio scorso ha, infatti, chiesto l'archiviazione per Mancinelli, per il quale i carabinieri nella fase delle indagini avevano chiesto l'arresto, motivandola con l'insussistenza di elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio.
Da parte sua, l'amico di Fantauzzi, che era davanti al pub al momento dell'omicidio, come registrato dalle telecamere, ha sempre assicurato di non essere affatto coinvolto, anzi di essere assolutamente estraneo ai fatti. La famiglia della vittima, straziata e annientata dal dolore, si è invece sempre detta convinta del coinvolgimento di Mancinelli e, tramite l'avvocato Giancarlo De Marco, si è opposta alla richiesta di archiviazione del pm. Inizialmente, Fantauzzi aveva tirato in ballo l'amico, salvo poi cambiare versione davanti al pm. La delicata vicenda, però, nei mesi scorsi si è arricchita di un altro capitolo: il 15 febbraio scorso il pizzaiolo avrebbe dichiarato alla polizia penitenziaria di non aver detto la verità in precedenza e avrebbe accusato Mancinelli di essere suo complice nell'organizzazione e nell'esecuzione della spedizione punitiva che si sarebbe dovuta concludere con la gambizzazione. L'omicida avrebbe anche chiesto al pm Pompa di essere nuovamente interrogato, ma invano. L'udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione si terrà il prossimo 26 giugno e l'ultima parola spetterà al giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea.
Tornando a Fantauzzi, è facile prevedere che scelga di essere giudicato con il rito abbreviato, beneficiando così dello sconto di pena previsto dal rito alternativo. Alla quale bisogna, però, aggiungere l'eventuale condanna per gli altri reati contestati: furto in abitazione di tre fucili da caccia, porto e detenzione dei fucili, alterazione delle caratteristiche e cancellazione della matricola del fucile utilizzato per uccidere il giovane. Antonio Bevilacqua, un ragazzo di soli 21 anni, padre di una bimba di nove mesi, ucciso a sangue freddo per una parola di troppo.
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