Il destino dentro l’Hotel Roma segnato dalla scelta di una chiave

Gli ospiti che alloggiavano al primo piano sono rimasti schiacciati dal peso delle camere superiori La famiglia titolare dello storico albergo cerca ora di rialzarsi: «Vogliamo ricominciare al più presto»
AMATRICE. Come in una roulette russa, il destino deciso da una chiave posata sul bancone. Il numero di una stanza d’albergo, prenotata all’ultimo momento, in tutta fretta, per la sagra dell’Amatriciana. O con mesi di anticipo, per una vacanza nel verde dei Monti della Laga. Un gioco di nomi e storie che si intrecciano. Di vite spazzate via in un soffio, dal mostro che si è risvegliato dalle viscere della terra.
Per sei degli ospiti alloggiati nello storico hotel Roma di Amatrice, considerato il tempio degli spaghetti all’Amatriciana, non c’è stato scampo. In pochi istanti l’albergo si è accartocciato su se stesso, riversando tutto il peso sul primo piano, completamente schiacciato. Il resto della struttura ha retto l'impatto, consentendo ai turisti di trovare una via di fuga.
Ad un mese dal sisma del 24 agosto, l'hotel Roma racconta il dramma di quella notte. L’ingresso verde in stile liberty ridotto a un cumulo di macerie, mentre l'insegna color bronzo piega mestamente il capo. Intorno solo polvere e silenzio. Sembrano lontani quei trascorsi gloriosi che hanno regalato al ristorante Roma fama e notorietà.
Qui sono stati ospitati politici e attori, da Papa Giovanni Paolo II ai presidenti della Repubblica, Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi. E ancora, Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Personaggi del mondo dello spettacolo come Raoul Bova e Antonello Venditti, attrattatti dal gusto per la buona cucina e dalla maestria di Arnaldo Bucci, proprietario e cuoco del locale. Era lui, soprannominato “il mago degli spaghetti” a dare corpo, insieme alla moglie Maria, alla famosa ricetta dell’Amatriciana. Un piatto frutto di antiche tradizioni pastorali della zona, la cui ricetta originale fu coniata dai pastori con semplici ingredienti di montagna: pecorino, pepe e guanciale, la cosiddetta “gricia”, a cui solo successivamente è stato aggiunto il pomodoro. Una tradizione di famiglia che Simona Bucci, figlia di Arnaldo, non vuole cancellare. Insieme al fratello Alessio, estratto dalle macerie dell’hotel e ancora ricoverato all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, e ai cugini Alfonso e Federica, è pronta a ripartire. Lo ha fatto già una settimana dopo il sisma organizzando un catering a Roma. Poi, all’Aquila, per un importante convegno che si svolto nella facoltà di Ingegneria, a Roio. «La notte del terremoto in albergo erano ospitate trenta persone», racconta Simona, «i turisti che alloggiavano nelle stanze al primo piano sono rimasti schiacciati nel crollo della parte sovrastante. I piani superiori non hanno riportato grandi danni, tanto da consentire la fuga».
Tutte al completo le dieci camere al primo piano, che il sisma ha completamente distrutto. Per sei ospiti non c’è stato nulla da fare. «Ora vogliamo pensare al futuro», dice Simona Bucci, guardando le foto dell'albergo recuperate tra le macerie. «Il ristorante Roma risale al 1897, quando il mio bisnonno aprì un’osteria in paese. Fu mio nonno Alfonso a trasformarla in una trattoria, situata in via Roma. Solo nel 1977 è nato l’albergo, gestito dai figli, Arnaldo e Aleandro».
Oltre un secolo di storia e successi andati in frantumi in pochi istanti. Ma la volontà di ricominciare è più forte del dramma che avvolge Amatrice.
La speranza nel futuro più viva che mai. E si legge negli occhi di Simona: «Già la settimana successiva al sisma eravamo a Roma per un catering, qualche giorno fa siamo andati all'Aquila. Ci siamo attrezzati con un magazzino e un camion cucina, ma entro pochi mesi vogliamo riattivare il ristorante. Stiamo pensando, insieme al sindaco, Sergio Pirozzi, e alla Confcommercio, a una struttura provvisoria, qui ad Amatrice. Il ristorante Roma riaprirà le porte ai suoi clienti storici e ai turisti che vorranno visitare la nostra terra. Speriamo che i fondi siano presto disponibili perché vogliamo ripartire. E con noi tanti commercianti di Amatrice».
Il sogno è ristrutturare al più presto l'albergo, in via dei Bastioni, nel centro del paese. Farlo rinascere, più bello di prima. Il papà di Simona, Arnaldo Bucci, continua a chiedere da San Benedetto del Tronto, dove si trova adesso, se la nuova struttura è pronta. Se c'è spazio a sufficienza per i tavoli, se la cucina verrà riattrezzata come un tempo. Pensa persino all’area esterna «per le calde serate della prossima estate». A 83 anni, non si arrende. Il ristorante Roma è tutta la sua vita.
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