Il difensore Marino: non ha retto al peso della coscienza

PESCARA. «Purtroppo, non ce l’ha fatta ad aspettare». L’avvocato Paolo Marino, il legale di Raffaele Grieco, quasi non si stupisce del tragico gesto del 41enne: «Era molto depresso, l’ho visto...
PESCARA. «Purtroppo, non ce l’ha fatta ad aspettare». L’avvocato Paolo Marino, il legale di Raffaele Grieco, quasi non si stupisce del tragico gesto del 41enne: «Era molto depresso, l’ho visto veramente disperato e per questo, viste le sue condizioni molto critiche, ho accelerato al massimo i tempi per cercare di portarlo fuori dal carcere. Anche se non l’ha mai detto chiaramente né a me né a sua madre né alla sua donna, si capiva dal suo atteggiamento lo stato di prostrazione profonda in cui si trovava. Eppure, mancavano una ventina di giorni per l’incidente probatorio che avrebbe dovuto verificare se fosse pienamente o parzialmente capace o incapace di intendere e di volere e se fosse compatibile con il carcere. Doveva aspettare fino al 4 settembre», va avanti il legale, «la notifica ci era arrivata mercoledì scorso e proprio conoscendo il suo stato di malessere gliel’avevo comunicata immediatamente. Ma non è bastato. Raffaele era molto depresso, anche per una questione di coscienza: non ha retto al peso della persona che era morta, perché lui me l’ha ripetuto ogni volta che ci siamo visti: non aveva alcuna intenzione di ammazzare. Evidentemente non ha retto al carcere, che non aveva mai conosciuto prima, e a tutta questa situazione».
«E pensare», va avanti il legale, «che anche in relazione all’entità del fatto e all’ipotesi di pena il giudice ha disposto immediatamente la perizia, dopo che il nostro consulente, il responsabile di un noto centro psichiatrico abruzzese, un mese fa aveva dichiarato Grieco incompatibile con il regime carcerario, così come anche secondo il medico del carcere era da ritenere a rischio. Il giudice è stato bravo a nominare subito un perito nella persona del dottor Ariatti, ma forse», conclude amareggiato l’avvocato, «un accertamento andava fatto seduta stante. Io avevo accelerato moltissimo, proprio perché l’avevo visto veramente disperato». (s.d.l.)
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