Il fiume Pescara dimenticato: viaggio tra le bellezze e il degrado

17 Giugno 2021

Tra la vegetazione rigogliosa lungo le sponde, spuntano giacigli di fortuna e vere e proprie baracche E i resti delle piene, con i tronchi destinati ad arrivare fino al mare, rendono rischiosa la navigazione

PESCARA. Da una parte il silenzio assoluto, il contatto diretto con la natura, tra fiume e cielo. Dall’altra il senso di trascuratezza che emerge con prepotenza in più punti, con i tronchi che giacciono sui fondali del Pescara o spuntano pericolosamente fuori dal corso d’acqua, e poi gli alberi ormai prossimi alla fine che stanno per lasciarsi andare nel fiume e vaste aree abbandonate, dove resta il ricordo degli ormeggi che furono, con la vegetazione che cresce rigogliosa e si inoltra fin dentro il letto del fiume.
Il Pescara, della cui navigabilità si è sempre parlato, resta una risorsa poco esplorata. E anche poco curata. Ne sa qualcosa chi “vive” questo ambiente, lo frequenta, ne conosce i rischi e le insidie. «Di fatto, la pulizia è spesso affidata alle piene», dicono Pino Di Persio e Alessio Di Muzio, presidente e vice presidente dell’associazione sportiva Porto Antico Pescara, che conta 200 soci.
Risalendo il fiume Pescara dalla banchina sud fino a Spoltore, raccontano di un corso d’acqua che potrebbe essere davvero una risorsa, perché «il paesaggio è fantastico», ma andrebbe sottoposto a una manutenzione diversa, più costante, perché nella zona del centro di Pescara, all’altezza del Circolo Canottieri, abbonda il verde ma abbondano anche i ratti e poi, andando oltre, dove terminano i rimessaggi (dal ponte di Capacchietti in poi) si avverte la sensazione di entrare in un’oasi dimenticata, seppure affascinante e immersa nella pace, tra aironi, anatre e germani reali.
«Quando si susseguono due o tre giorni di pioggia vediamo passare i tronchi degli alberi, che poi vengono ritrovati a riva, al mare. E quindi la pulizia è affidata alle piene. Ma ci passa davanti anche altro, in queste occasioni», e il pensiero va a una bombola del gas e anche a un frigorifero, gettati chissà dove e chissà da chi.
«Le piene sono pericolose», dicono da questa Asd, che si occupa da sei anni di un tratto di 250 metri di banchina, con 90 posti barca. «La vegetazione che viene strappata via rischia di danneggiare la struttura portante delle imbarcazioni», ed è nitido il ricordo del dicembre 2013 quando la furia dell’acqua ha «portato con sé molte barche», oltre a creare una serie di danni, anche agli ormeggi (e i segni sono ancora visibili).
La sicurezza non sembra a livelli massimi lungo questo tratto del Pescara (i fondali vanno da 3 a 5 metri). «È d’obbligo procedere lentamente, per evitare i tronchi e ovviamente vanno usate imbarcazioni di un certo tipo. Sarebbe pericoloso arrivare su certi spuntoni in velocità e anche usare la canoa non è il massimo perché tende a ribaltarsi, nel fiume è preferibile la voga. Eppure le potenzialità del fiume ci sono», dicono ancora. Basti pensare che si potrebbe seguire l’esempio di altri corsi d’acqua, come l’Arno, che vengono sfruttati e valorizzati al meglio. «Ogni tanto si fa manutenzione, ma gli interventi dovrebbero diventare ordinari, ai fini della navigabilità, come avviene per le strade. E invece qui le opere sembrano straordinarie», proseguono Di Persio e Di Muzio che mostrano i lavori di consolidamento, già realizzati, per mettere in sicurezza i punti dove ci sono dei tornanti, i più a rischio. E parlano dei controlli effettuati dalla Capitaneria di porto sugli scarichi abusivi che hanno «arginato il problema», almeno ad occhio nudo. Passando davanti a un giaciglio di fortuna allestito sotto al ponte della ferrovia, ma anche dinanzi all’ex draga o agli impianti del cementificio, appare nitidissima l’immagine della città che è stata o che potrebbe essere (e non è), mentre la lunga pista ciclabile che corre di fianco al Pescara racconta ciò che è stato già realizzato, per rendere vivibile e fruibile tutta la zona con vista fiume.
«Sono posti sconosciuti ai pescaresi» e d’altronde, essendoci il mare, non si è puntato più di tanto sul fiume come invece si è fatto in altre città. Servirebbe una «gestione migliore e sarebbe bello se le associazioni ambientaliste si occupassero anche di questo tratto del Pescara, non solo delle sorgenti, e potrebbero sensibilizzare le istituzioni».
Ma le idee che vedono il fiume (e il mare) protagonisti, non mancano e un esempio sono «le uscite serali a tema dannunziano», per legare tutto a questa terra.
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