«Il futuro di Architettura nelle nuove specialità»

Il direttore Fusero pensa a nuovi profili per la ripresa dell’occupazione «Competenze sul terreno a rischio e rigenerazione delle strutture presenti»
PESCARA. I test di ammissione dei nuovi candidati aprono l’anno accademico per la facoltà di Architettura e quella di Design dell’ateneo D’Annunzio, dando al direttore del dipartimento Paolo Fusero la possibilità di tirare una linea e guardare al futuro.
Ottimi i numeri di Design, meno quelli di Architettura. Come mai?
«Da un lato abbiamo un corso triennale nuovo e in forte espansione - quello di Design, ndr - mentre dall’altro, da 10 anni si fanno i conti con la crisi del mercato dell’edilizia, praticamente fermo dal 2008. Questo ha fatto registrare una sensibile flessione degli iscritti ad Architettura negli ultimi anni».
Ci dia qualche numero. «Su base nazionale, nel 2017 sono stati 9.319 i candidati, a fronte dei 7.965 di quest’anno. Nel nostro ateneo siamo passati da circa 130 a 90».
Quanto incide su questi numeri la crisi?
«Anche qui occorre fare una precisazione: la crisi è retributiva, non occupazionale. Noi abbiamo una percentuale di occupati nel post laurea che va dall’80 al 90%. Il problema è che gli studi dove i nostri giovani vanno a lavorare non pagano o danno delle cifre simboliche».
Qual è la ricetta per risalire la china?
«Intanto la presenza di un minor numero di studenti significa avere la possibilità di seguirli meglio durante il percorso formativo. Poi bisogna pensare a nuove specialità: oggi la società chiede di non consumare il nuovo suolo, ma di rigenerare quello esistente. Se prima all’architetto veniva chiesto di costruire, quello del futuro dovrà essere in grado di demolire e rigenerare. E poi bisogna sviluppare le competenze sul territorio fragile, a rischio sismico e idrogeologico. Questa è la nostra proiezione a 10 anni».
Per Design invece il discorso è opposto.
«In pratica ci consente di recuperare quello che perdiamo con Architettura. Il primo anno ci aspettavamo 200 iscritti. Ne abbiamo avuti 400. Da lì la scelta di introdurre il numero chiuso».
Qui ci sono più opportunità di lavoro?
«Ritengo che per i prossimi 10-15 anni il mercato sarà piuttosto florido. Successivamente dovremmo esser bravi noi ad allargare gli orizzonti».
Quali sono gli sbocchi oggi?
«Product, cioè la realizzazione di un prodotto, interior design e grafica computerizzata. Per noi questo sarà l’anno in cui avremo i primi laureati in Design: siamo curiosi di capire cosa sceglieranno i ragazzi ma, come già detto, c’è ottimismo per il loro futuro»

