Il giallo dello scheletro, ora il Dna

12 Marzo 2021

Sambuceto. Via all’esame per confermare che i resti sono di un clochard 58enne

SAN GIOVANNI TEATINO . Sarà l’esame del Dna a risolvere definitivamente il giallo dello scheletro scoperto a San Giovanni Teatino, a una trentina di metri dal fiume Pescara, all’interno dell’ex poligono. Almeno due indizi significativi fanno ritenere che quei resti, rinvenuti lo scorso 27 febbraio, appartengono a Giuseppe Nello Isola, 58 anni, originario di Ortona, senzatetto per scelta: la carta d’identità con il suo nome recuperata tra le ossa e il fatto che vivesse nella struttura abbandonata. Ieri mattina il medico legale Cristian D’Ovidio, su incarico del sostituto procuratore Marika Ponziani, ha effettuato dei prelievi sullo scheletro al fine di isolare il profilo genetico che sarà poi comparato con quello del fratello del clochard, Sergio, l’unico parente ancora in vita, che si è sottoposto a un tampone salivare. Nei prossimi giorni, entrambi i Dna saranno estratti nel Laboratorio di genetica dell’università d’Annunzio e, successivamente, confrontati: solo a quel punto potrà arrivare la conferma scientifica. Nel frattempo, gli esami di antropologia forense hanno consentito di escludere che la morte sia avvenuta per cause violente. Di conseguenza, a provocare il decesso di Giuseppe Nello, che aveva problemi di salute, potrebbe essere stato un malore. Sergio ha raccontato che da circa un anno non vedeva o sentiva il fratello. Ma non si era insospettito più di tanto, considerando che i contatti tra di loro non erano molto frequenti. Ad occuparsi delle indagini sono i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena, e quelli di Sambuceto, diretti dal luogotenente Luigi Sicignano. I resti sono stati trovati da alcuni ragazzi che, in un sabato pomeriggio di sole, avevano deciso di avventurarsi in quel luogo dimenticato, un edificio che ha ospitato il poligono di tiro al piattello fino agli anni Novanta. Quando si è trovato davanti la scena da film horror, il gruppetto di giovani si è affrettato ad avvisare alcuni amici più grandi, che stavano pescando a poca distanza. A quel punto, è partita la telefonata al 112.
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