Il Giglio magico è vivo e pronto a fare squadra

14 Dicembre 2016

Nel governo fotocopia molte le figure chiave riconducibili all’ex presidente Per ora Gentiloni tiene la delega ai servizi segreti. Family day contro Fedeli

ROMA. Renzi? A Pontassieve, ma il Giglio Magico è vivo e lotta insieme a noi. Nel giorno della prima fiducia del governo Gentiloni l’attenzione si sposta sulla percentuale di renzismo allo stato puro sopravvissuta al referendum. E nel governo fotocopia di Gentiloni spiccano i volti di Boschi e Lotti. Ma le «figurine» dell’album di famiglia sono tante. Personaggi chiave in posti chiave come l’ex capo dei vigili di Firenze, Antonella Manzione a capo dell’ufficio legale di palazzo Chigi. E in quota Renzi è da ritenersi anche la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, scelta per sostituire Stefania Giannini all’Istruzione, dopo il flop della Buona scuola presentato da Renzi in pompa magna e ora senza più padri nè madri. L’ex sindacalista della Cgil, da sempre a sinistra, è finita nel mirino dei promotori del Family day che considerano la sua nomina una provocazione per le sue posizioni in favore delle unioni civili e della teoria gender. E ora c’è anche chi come Mario Adinolfi accusa la Fedeli di aver millantato una laura mai conseguita. Il diploma di “laurea in Scienze sociali” infatti sarebbe stato istituito molti anni dopo la laurea della Fedeli. Sia come sia la Fedeli ha organizzato prima del referendum l’appello di ex sessantottino per il Sì. E come la Boschi aveva promesso di lasciare la poltrona in caso di sconfitta. L’ha fatto. Ne ha avuta un’altra. Quanto alla laurea, secondo quanto riporta “Il Mattino”, il suo staff conferma che l’espressione “laureata” usato nel suo curriculum sarebbe un “infortunio lessicale” sul quale si sta speculando.

Matteo Renzi ha lasciato l’appartamento al terzo piano di palazzo Chigi, ha fatto gli scatoloni ed è tornato a Pontassieve da dove sta tentando di organizzare un congresso lampo per riprendersi la segreteria e blindare la sua candidatura a premier nelle elezioni che immagina molto ravvicinate. Ma nel palazzo del governo che lo ha ospitato per quasi tre anni ha lasciato Maria Elena Boschi. Incurante delle ironie (e delle cattiverie) che impazzano sui social, che rimandano le sue perentorie dichiarazioni nelle quali annunciava che avrebbe seguito Renzi lasciando la politica se al referendum avessero vinto i No, l’ex ministro delle Riforme è stata «scelta» da Paolo Gentiloni come sottosegretario unico di palazzo Chigi. Un ruolo chiave, quello, per intenderci, che è stato coperto a lungo da Gianni Letta nell’era Berlusconi. Un posto di potere vero. Di fatto una promozione. L’ex ministro delle Riforme sarà di fatto una vicepremier. A lei toccherà stabilire per esempio l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Difficile dissociare il volto della Boschi da quello di Renzi. Si racconta che l’ex premier le avrebbe consigliato di fermarsi per un giro, di lavorare al Pd per un periodo, in attesa di tempi migliori per lei e per il mentore. Ma l’idea di dover lasciare il governo mentre Luca Lotti continuava a imperversare silenziosamente nei palazzi del potere romano ha fatto venire la mosca al naso alla bella toscana. Che si è impuntata: o tutti e due o nessuno, avrebbe detto. Tallonando poi Gentiloni con una serie di sms fino a quando non ha ottenuto il posto. «Capisco che in questo periodo con la disoccupazione dilagante sia difficile trovare un lavoro», commenta perfida Daniela Santanchè. «Con la Boschi fuori si sarebbe dato un segnale di discontinuità, aggiunge il bersaniano Davide Zoggia. Promosso anche Luca Lotti. l’ex sottosegretario non ha avuto la delega ai servizi, un pallino fisso di Renzi che avrebbe voluto portare a palazzo Chigi l’amico Marco Carrai,ma al dicastero dello Sport è arrivato con la delegata al Cipe e all’Editoria. Ed è la delega al Cipe che fa discutere. Claudio De Vincenti, fresco di nomina a Mezzogiorno e Coesione territoriale sarà infatti un ministro senza portafoglio. «È un ministro ai convegni, non siamo mica ai tempi di Barca, la cassa, cioè il Cipe ce l’ha Lotti, gli Affari Regionali Costa e i fondi europei sono già prolungati fino al 2020», spiega Francesco Boccia.

Un discorso a parte meritano la delega dei servizi. Lotti non l’ha avuta, sembra anche per le perplessità di Mattarella. Era nella mani di Marco Minniti, ora promosso lui in quota Renzi al posto di Alfano agli Interni. Per ora Gentiloni ha deciso di tenerla per sè, come fece per i primi mesi Mario Monti. Ma deciderà presto a chi affidarla. E anche qui ecco che spunta il nome di un altro renziano, Emanuele Fiano, responsabile della sicurezza Pd.

©RIPRODUZIONE RISERVATA