Il giorno decisivo per la caccia a 469 cervi

L’udienza al Consiglio di Stato è durata mezz’ora, ma la pubblicazione dell’ordinanza è slittata a oggi
L’AQUILA. È attesa per oggi l’ordinanza del Consiglio di Stato sulla caccia ai cervi d'Abruzzo. L’udienza, che si è tenuta ieri mattina a Roma davanti al collegio presieduto dal giudice Carmine Volpe, è durata poco meno di mezz’ora, durante la quale sono intervenuti l’avvocato Michele Pezone, che difende le associazioni ambientaliste con il collega Francesco Paolo Febbo, l’avvocato della Regione, Stefania Valeri, e il legale dell’Avvocatura dello Stato che assiste l’Ispra.
Le parti sono rimaste ferme nelle loro posizioni, pro o contro l’abbattimento di 469 esemplari che sarebbe dovuto iniziare a ottobre, ma è stato bloccato da una serie di ricorsi e contro ricorsi presentati dalle associazioni ambientaliste e animaliste Lav, Lndc Animal Protection e Wwf Italia.
Al centro del duello c’è la delibera dell’8 agosto scorso, adottata dalla giunta regionale, che ha dato il via alla caccia all'interno di due comprensori nei territori di Avezzano, Sulmona, Subequano, L’Aquila e Barisciano, tutti al di fuori delle aree protette e delle aree ad esse contigue. Come ha spiegato il vicepresidente della giunta regionale e assessore alla caccia, Emanuele Imprudente, a spingere la Regione a intervenire sono stati gli «operatori del settore e associazioni agricole» che hanno lamentato danni alle attività a causa della massiccia presenza di cervi, ritenuti la causa anche di numerosi incidenti stradali.
Ma sui numeri, oggettivamente incerti, sia dei danni alle colture sia dei sinistri stradali, si è sviluppato il contenzioso. Gli abbattimenti sarebbero dovuti iniziare il 14 ottobre e durare fino al 15 marzo, ma la serie dei ricorsi alla giustizia amministrativa ha decretato uno stop fino ad oggi.
Il Tar L’Aquila, il 10 ottobre, motivando la decisione con la correttezza dell'operato della Regione dato che il cervo rientra tra le specie cacciabili, ha respinto la richiesta di sospensiva con un’ordinanza che poi il Consiglio di Stato, attraverso un decreto presidenziale d’urgenza, ha ribaltato fissando per ieri l’udienza. (l.c.)

