Il giorno del test: le ambizioni dei candidati

In 90 alla prova. C’è chi pensa allo studio privato, chi a fare l’imprenditore o una carriera all’estero
PESCARA. Dopo Design, è toccato ai candidati di Architettura cimentarsi con il test di ammissione. Sessanta domande a risposta multipla a cui rispondere entro 100 minuti. I posti a disposizione erano 225 (220 più 5 riservati agli stranieri), i candidati solo 90. Ma attenzione, qui la graduatoria è nazionale.
Alle 11 di ieri mattina è scattata la prova: ogni candidato ha potuto inserire tre preferenze come ateneo di destinazione. La prima ad uscire è Federica David: «La prova non era impossibile», commenta con ancora addosso un filo di tensione. «Si articolava in varie materie come matematica, fisica e logica. Spero di avercela fatta, da grande mi piacerebbe occuparmi di restauro architettonico».
Valentina Di Giovacchino la segue poco dopo: conosce bene queste aule, c’era anche il giorno precedente per Design: «Purtroppo non è andato bene e allora tento Architettura. Questa è una materia che mi appassiona e sono disposta ad andare anche fuori per studiarla. Infatti ho inserito sia Firenze che Roma nelle preferenze. Rocco Carducci arriva da Pratola Peligna e ha le idee chiare: «Voglio laurearmi e aprire un mio studio, per poter unire la passione per il lavoro alla vita da libero professionista».
Mariarita Strafella è di Lecce, ha già in tasca un posto in Design, ma si è presentata ugualmente: «Credo che qualunque sia il responso, mi terrò stretto il posto guadagnato mercoledì. Per paura mi ero iscritta anche ad Architettura e sono venuta a fare il test. Quello odierno l’ho trovato più complicato»
Di Isernia è Piero Di Silvestro, già laureato in Ingegneria delle Costruzioni: «Vorrei passare ad Architettura per concludere gli ultimi 2 anni e indirizzarmi verso qualcosa di più vicino alle mie attitudini. Finiti gli studi mi piacerebbe aprire una mia attività diventando imprenditore».
Diverso è il pensiero di Mandrick Quejano, giunto da Ancona: «Il mio obiettivo è laurearmi qui in Italia per poi andare all’estero per sfruttare le conoscenze acquisite» (a.d.s.)
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