Il giudice: ecco perché i politici sono fuori

5 Dicembre 2019

Per il gip Colantonio va diviso il ruolo degli amministratori da quello dei tecnici riguardo alla mancata realizzazione della Carta valanghe

PESCARA. La decisione del gip Nicola Colantonio di condividere la posizione della procura della Repubblica circa l'archiviazione delle 22 posizioni stralciate a suo tempo e che riguardavano in particolare i soggetti politici ai vertici della Regione durante le ultime tre giunte, è stata presa dopo un attento e approfondito esame e potrebbe rivelarsi estremamente utile anche per capire eventuali responsabilità degli imputati presenti nel processo madre: quello sul disastro dell'hotel Rigopiano e sulle 29 vittime rimaste sotto le macerie, all'attenzione del gup Gianluca Sarandrea.
LA DIVISIONE DEI RUOLI. Il giudice divide il ruolo politico da quello tecnico dirigenziale in relazione alla mancata realizzazione della Carta pericolo valanghe che, a detta delle parti offese, avrebbe potuto evitare la disgrazia.
“I politici posti ai vertici della Regione”, scrive Colantonio “non avendo specifiche attribuzioni tecniche, potevano esplicare esclusivamente la funzione di indirizzo politico e di controllo dell’esercizio dell’azione amministrativa esecutiva dell’organo tecnico competente”.
E spiega la questione entrando nello specifico, affermando che il “garante della tutela della collettività è in primo luogo il dirigente del servizio protezione civile, al quale compete il potere specifico di effettuare le valutazioni tecniche; in secondo luogo partecipano i componenti del Coreneva, il comitato tecnico regionale per lo studio della neve e delle valanghe”.
CARTA VALANGHE. E quindi il giudice afferma che “i soggetti responsabili degli organi tecnico/amministrativi dell’ente non hanno mai evidenziato, nel corso degli anni antecedenti il crollo del Resort, ai soggetti svolgenti funzioni esclusivamente politiche, in maniera chiara e specifica, la necessità di procedere, nel più breve tempo possibile alla formazione della Carta valanghe estesa anche all'area del comprensorio di Farindola/Rigopiano”.
Ed ecco il perché dell’archiviazione delle posizioni dei politici competenti (presidenti di Regione e assessori alla Protezione civile) che si sono succeduti al governo della Regione.
Hanno agito, precisa il gip, sulla scorta delle priorità indicate dal Coreneva, e quindi avevano “proceduto correttamente a valutare, in via preliminare, le aree comprese nei bacini sciistici”.
IL CASO FARINDOLA. Insomma, nessuno ha mai posto la questione riguardante la zona di Farindola come prioritaria per il pericolo valanghe in quanto tutti erano sempre stati concentrati, su indicazione dei dirigenti tecnici, a quelle zone maggiormente turistiche e con forti presenze di sciatori.
L’EX GOVERNATORE. Quanto alla questione della gestione dell'emergenza, che riguardava soltanto l'ex governatore Luciano D'Alfonso, il gip è altrettanto chiaro. “Il presidente D'Alfonso, già dal giorno 12 gennaio 2017, con la dichiarazione di eccezionalità degli eventi secondo l’articolo 2 della legge regionale 72 del 1993, aveva implicitamente autorizzato il dirigente del servizio all’immediata attivazione del Core”.
IL SINDACO. Poi il gip approfondisce anche la posizione del «sindaco di Farindola che, senza procedere a richieste formali al Prefetto, alla Sor (il Servizio di protezione civile della Regione) e all'Anas, si limitava, in via del tutto informale, ad inviare messaggi telefonici a D'Alfonso e Mazzocca».
E ancora: «L'unica segnalazione di pericolo effettuata ritualmente era quella avanzata dal sindaco, la mattina del 18 gennaio 2017 alle ore 7,36, telefonicamente, alla Sor dell'Aquila in cui si rappresentava la necessità di un mezzo sgombra neve con riferimento ad un evento specifico: il crollo di una stalla, nell'ambito di una situazione ampia e generica di contrade isolate. Né risulta che la Croce Rossa, il Coc di Penne e la Prefettura, che ricevevano le telefonate di D'Angelo (il cameriere dell'hotel che chiedeva aiuto dopo le scosse di terremoto, poi deceduto sotto le macerie anche lui ndr) abbiano esteso le relative richieste di soccorso agli organi regionali».
E il gip Colantonio chiude questo aspetto molto delicato dell'intera vicenda, affermando che “in sostanza, pure rilevando che la sala operativa regionale ha operato, senza soluzione di continuità, dalle 8 del 16 gennaio 2017 alle 20 del 2 dicembre, deve prendersi atto che nessuna richiesta formale di mezzi sgombra neve è stata avanzata dalle autorità territoriali competenti sul territorio di Rigopiano alla Sor stessa per poter procedere alla liberazione della strada di accesso al Resort”.
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