Il giudice: il commando voleva uccidere il pugile

Spari a Rancitelli, resta in carcere il 34enne accusato di aver partecipato all’aggressione di Zuanel. L’indagato nega e si difende ma il gip: è un violento
PESCARA. Sarebbe «un violento», «senza freni inibitori» e «capace di organizzare una vera e propria spedizione punitiva». Sono questi alcuni motivi che hanno spinto il gip del tribunale di Pescara Nicola Colantonio a disporre la custodia cautelare in carcere per William Natali, il 34enne arrestato dalla Squadra Mobile perché accusato di aver partecipato all’aggressione del pugile Emanuel Zuanel raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco domenica scorsa in via Lago Di Capestrano. Natali è accusato di tentato omicidio in concorso e di porto abusivo di armi e, ieri mattina, è stato interrogato per circa una trentina di minuti dal gip difendendosi e professando la sua innocenza: «Io non c’entro, non ho sparato e non ho partecipato all’aggressione», avrebbe detto Natali in aula assistito dall’avvocato Roberto Serino. Ma il gip ha lasciato l’uomo in carcere ritenendo come la custodia cautelare fosse l'unica misura in grado di impedire la reiterazione del reato e di garantire l’incolumità della vittima. Secondo l’accusa rappresentata dal pm Barbara Del Bono Natali avrebbe partecipato all’aggressione del pugile: il giovane di 33 anni prima sarebbe stato raggiunto da cinque colpi di arma – secondo la versione della vittima – e poi sarebbe stato pestato, con pugni e calci, da cinque persone.
E’ stato il gip, nel suo provvedimento, a delineare i ruoli dell’agguato di domenica scorsa indicando in Natali uno degli aggressori di Zuanel e definendolo come «soggetto senza freni inibitori». «L’indagato ha partecipato», scrive il gip, «a un gruppo armato costituito con il fine di uccidere la vittima».
Natali, durante l’interrogatorio, aveva fornito un’altra versione raccontando di aver sentito i rumori degli spari rientrando a casa ma di non essersi avvicinato per evitare di mettersi nei guai. Eppure il suo nome è stato fatto dalla stessa vittima e da un altro testimone che, invece, avrebbe avvertito la centrale operativa e descritto cosa stava accadendo. Una donna avrebbe assistito all'agguato del pugile e avrebbe detto agli investigatori che a sparare era stata una persona alta 1.70, tarchiata e con un tuta blu. Ma l’arrestato, secondo la difesa, è vero che quel giorno indossava una tuta blu ma sarebbe di corporatura più robusta e alto oltre 1.80. Quegli indumenti sono stati comunque sequestrati e Natali, la sera dell’agguato, è stato sottoposto alla prova dello stub, la prova per riscontrare la polvere da sparo. Natali, così, resta in carcere ed è ancora caccia al commando che ha sparato e picchiato il pugile.
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