Il Governo svela il piano per rispondere a Tar e Sdp

14 Luglio 2022

Spunta l’emendamento salva Anas che cancella il decreto sospeso sulle autostrade E poi inserisce la stessa norma in un’altra legge: ma non è detto che vada in porto

L’AQUILA. Sottotraccia, il Governo ha preparato la sua contromossa per tentare di neutralizzare il ricorso al Tar del Lazio dei legali del Gruppo Toto, mettendo al riparo il decreto legge del 7 luglio con cui l'esecutivo ha revocato la concessione delle autostrade A24 e A25 a Strada dei Parchi imponendo il subentro di Anas.
Il Tar, due giorni fa, ha sospeso i due atti principali su cui si basa il decreto legge, ma il governo, a stretto giro di posta, e con un colpo di bacchetta magica, prova a far “sparire” le carte dal tavolo dei giudici amministrativi, facendole però ricomparire in tutt’altra parte e blindandole. Ci riuscirà? Non è facile rispondere a questa domanda. Gli stessi politici interessati al braccio di ferro sulle autostrade tra lo Stato e l'imprenditore Carlo Toto, che rappresenta l'8 per cento del Pil abruzzese e dà lavoro a 1.700 persone, hanno qualche dubbio. Sta di fatto che la mossa del Governo si legge, nero su bianco, in un emendamento, che definiamo salva-Anas, pubblicato nel sito del Senato. L’atto quindi è svelato: tutti possono leggerlo.
In sintesi il Governo chiede al Parlamento di modificare un decreto del 16 giugno che tratta il tema del Giubileo 2025 e altre iniziative, che ha già iniziato il suo iter burocratico per la conversione in legge. Ma nel nuovo articolo “1bis” proposto per questa norma totalmente diversa si legge che: «Il decreto-legge 7 luglio 2022, n. 85 (quello contro Sdp, ndr), è abrogato. Restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del medesimo decreto-legge». Cioè, restano validi anche quei due atti sospesi dal Tar. Sembra un meccanismo difficile da capire di primo acchito, in realtà è semplice: ricorda il gioco delle tre carte oppure l'escamotage degli alleati quando sbarcarono in Normandia dopo varie fatto credere ai tedeschi che l’invasione sarebbe partita da Calais. O più semplicemente sembra un dribbling alla Ronaldo per neutralizzare il ricorso di Sdp.
Come? Se il decreto è abrogato cesserebbe, come dicono gli esperti della giustizia amministrativa, anche la materia del contendere. E il Tar, a settembre, non potrebbe decidere nel merito. Ma c’è un punto molto debole: la presenza – nella nuova norma emendata ad hoc per far riviere altrove il dl – anche dei due atti che il Tar ha sospeso. Così il governo ha deciso di adottare un secondo escamotage: nello stesso emendamento ha aggiunto una sorta di “scudo giuridico” collegando il decreto anti-Sdp al Pnnr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che, come tutti sanno, gode di una corsia veloce e accelerata. E che impone a Tar e Consiglio di Stato di decidere in tempi record, in parole semplici non oltre un mese, se no qualunque sospensiva perde di efficacia. Ma non è detto che la contromossa dell’esecutivo vada in porto. Innanzitutto perché l’emendamento deve comunque ricevere l’ok delle forze politiche parlamentari.
Nel frattempo, annunciato ieri pomeriggio all’Aquila, il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini non si è presentato. Il capo del dicastero era atteso per il convegno organizzato sugli interventi di messa in sicurezza del Traforo del Gran Sasso. Un incontro a cui hanno partecipato anche i commissari straordinari coinvolti Marco Corsini e Corrado Gisonni.
L'evoluzione degli eventi ha forse spinto il ministro a soprassedere, evitando il confronto diretto con gli addetti ai lavori. «Non credo che la revoca della concessione cambi il tipo di intervento: ho una strada da percorrere, prima era sereno, ora nuvoloso, poi ci sarà tempo variabile. Ma la mia strada è sempre la stessa», ha detto Corsini, commissario straordinario interventi urgenti per il ripristino e la messa in sicurezza di A24 e A25.
«La vicenda», ha detto, «era nell'aria. Ha avuto questa serie di colpi di scena a catena, vediamo se la situazione resta stabile sino a settembre o se succede qualche altra cosa. Quello che avrei dovuto fare con Strada dei Parchi dovrò fare con Anas non cambia nulla. Nei giorni scorsi SdP è stata molto collaborativa», ha sottolineato, «anche se ha vissuto la figura del commissario come un'invasione di campo. Non credo che Anas cambierà atteggiamento». Parlando, Corsini, ha quindi lasciato intendere di vedere la partita sul terreno dell'Anas e non su quello della Strada dei Parchi.
Nel suo intervento, il governatore Marco Marsilio, ha poi ricordato che i costi complessivi di messa in sicurezza idrica del Gran Sasso sono stimati in circa 180 milioni di euro. «I tempi di lavorazione 3-4 anni. Ma uno dei punti fermi esaminati durante la progettazione è stata la realizzazione dei lavori senza interruzione del traffico autostradale, dell’erogazione dell'acqua e dell’accesso ai Laboratori del Gran Sasso Infn».
Il confronto moderato dal caporedattore del Tgr Abruzzo, Paolo Pacitti, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del sindaco di Teramo, Gianguido D'Alberto. Interventi tecnici a cura di Marco Petitta e Raffaella Molinari. E chiusura dei lavori affidata a Gianni Letta. Dentro e fuori Palazzo Silone, un gruppo di attivisti dei gruppi spontanei a difesa del servizio idrico.
(Ha collaborato
Fabio Iuliano)