Il Green pass va verso una nuova estensione sui bus urbani e messe

E il Governo chiarisce i dubbi sul decreto che parte a ottobre Chi riceve a casa colf e badanti deve controllare il certificato
Green pass obbligatorio anche sui mezzi pubblici del trasporto locale, ma anche per partecipare alle messe e alle altre funzioni religiose. Sono solo alcune delle novità che potrebbero introdotte dal governo nei prossimi mesi.
Tutto dipenderà dall’andamento della pandemia, e soprattutto dagli effetti che avrà l’attuazione del prossimo decreto che, a partire dal 15 ottobre, renderà obbligatorio il Green pass all’interno dei luoghi di lavoro pubblici e privati. Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, al momento, il Green pass è obbligatorio solo per salire su quelli a lunga percorrenza. Ma presto potrebbe essere necessario anche sui tram, sugli autobus cittadini, in metropolitana e sulle funicolari. E si sta valutando l’ipotesi di renderlo obbligatorio per partecipare alle messe, matrimoni, battesimi, funerali e processioni. Non è escluso, poi, che presto diventi necessario anche per tutti coloro che desiderano entrare nei tribunali e per entrare nei supermercati. Nel frattempo, però, il governo ha chiarito alcuni dei principali dubbi legati all’ultimo decreto sul Green pass. Abbiamo selezionato 9 Faq, cioè le domande frequenti sul tema Green pass a cui le istituzioni hanno risposto per fare chiarezza.
1) SE SALGO SU UN TAXI
DEVO MOSTRARE IL GREEN PASS?
No, i clienti di un taxi non sono obbligati ad avere il Green pass.
2) SE RICEVO A CASA
l’IDRAULICO O l’ELETTRICISTA
DEVO CONTROLLARE IL PASS?
No, chi riceve in casa un idraulico, un elettricista o un qualsiasi altro tecnico per una riparazione non dovrà controllare se ha il certificato perché non sono datori di lavoro, ma stanno semplicemente acquistando dei servizi.
Ovviamente chi riceve il tecnico a casa ha la facoltà di richiedere il Green pass, ma quest’ultimo non è obbligato a mostrarlo. Il tecnico, infatti, dovrà avere il pass solo quando accede ai luoghi di lavoro pubblici o privati per lo svolgimento della propria attività lavorativa.
3) E SE RICEVO A CASA COLF,
BABY SITTER O BADANTE?
Qui il discorso è diverso.
Per quanto riguarda colf, baby sitter e badanti, il datore di lavoro è tenuto a verificare che la dipendente abbia il Green pass.
4) MA NELLE AZIENDE CHI DOVRÀ FARE I CONTROLLI?
I controlli del certificato verde spettano ai datori di lavoro con verifiche anche a campione.
Il governo ha chiarito che le aziende, che faranno i controlli a campione sui dipendenti, non rischieranno le sanzioni, nel caso in cui un controllo delle autorità dovesse riscontrare la presenza di lavoratori senza Green pass. Purché i controlli siano stati fatti adeguatamente.
5) CI SARÀ UNA PIATTAFORMA SPECIFICA PER IL CONTROLLO DEL GREEN PASS NELLE AZIENDE?
Le aziende private non avranno delle piattaforme di controllo simili a quelle della scuola o del pubblico impiego. Il governo, però, sta valutando la possibilità di realizzarne una da mettere a disposizione anche dei privati per accelerare i controlli.
6) Con IL PASS POSSO TOGLIERE LA MASCHERINA E ignorare
IL DISTANZIAMENTO A LAVORO?
Il Green pass non fa venire meno le regole di sicurezza previste dalle linee guida e dai protocolli vigenti e, dunque, rimangono il metro di distanza e la mascherina nei luoghi di lavoro.
7) CHI LAVORA IN SMART WORKING DEVE AVERE IL GREEN PASS?
Chi lavora sempre in smart working non dovrà avere il certificato verde, che serve per accedere ai luoghi di lavoro. In ogni caso, il governo ha chiarito che lo smart working non può essere utilizzato allo scopo di eludere l'obbligo di Green pass.
8) QUALI SONO LE SANZIONI
PER I LAVORATORI PUBBLICI
CHE NON HANNO IL GREEN PASS?
Il lavoratore pubblico che non ha il Green pass è assente ingiustificato fino alla presentazione della certificazione. Dopo 5 giorni di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso e la retribuzione non è dovuta dal primo giorno di sospensione. Non ci sono conseguenze disciplinari e non si rischia il licenziamento.
9) A QUANTO AMMONTANO
LE MULTE?
Chi viene sorpreso senza certificato sul luogo di lavoro rischia una sanzione da 600 a 1.500 euro. I datori di lavoro che non fanno controlli rischiano una multa da 400 a 1.000 euro.

