Il kebab cattivo? Se mette sete...

3 Marzo 2016

Iqbal, titolare di tre attività, spiega come riconoscere la carne migliore

PESCARA. «Il nostro kebab si può mangiare tranquillamente, è di alta qualità: è realizzato con pollo, tacchino e spezie italiani». Akhtar Iqbal, titolare di tre attività di “Mian Donner Kebab” in piazza Unione, corso Vittorio Emanuele e Montesilvano, non ha dubbi sulla sicurezza del prodotto che vende ai clienti da undici anni.

«Non è carne che arriva da altri Paesi e il pane per confezionare i panini lo facciamo direttamente noi, ogni giorno», spiega. «È semplice, poi, rendersi conto se il kebab è buono o meno: quando il prodotto è di qualità non c’è una sensazione di pesantezza e si digerisce facilmente, senza avvertire pesantezza. E poi, non si deve avere sete». I locali di “Mian Donner Kebab” hanno subito «tanti controlli, specie all’inizio, ma qui non c’è molto da ispezionare e nel frigo abbiamo poco: solo insalata e salse, e l’arredamento è essenziale». L’attenzione alla pulizia è massima, nel locale di piazza Unione dove Akhtar Iqbal e il fratello si preoccupano di mantenere tutto lindo. «E poi, per l’arredamento dei nostri negozi scegliamo banconi in acciaio che si smontano e si puliscono facilmente».

Le polemiche che da sempre circolano sui kebab non colpiscono più di tanto questo commerciante. «Sono costruite ad arte contro di noi, magari dai grandi gruppi, ma i clienti sanno che possono fidarsi di noi e cenare con 4 o 5 euro. Siamo stati i primi in Abruzzo, la qualità è la nostra forza e puntiamo anche sulla preparazione del personale. Non offriamo il servizio a tavola, certo, ma questo ci rende economici».

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