Il killer di Jennifer vuole lo sconto di pena

Davide Troilo, condannato a 30 anni, con il legale ha presentato ricorso in Appello: contesta l’antefatto e i futili motivi
PESCARA. Si apre un nuovo capitolo sulla morte di Jennifer Sterlecchini, la 26enne uccisa con 17 coltellate la mattina del 2 dicembre 2016 dal suo ex fidanzato, Davide Troilo, ascensorista di 34 anni. L’omicida, tramite il suo difensore, l’avvocato Giancarlo De Marco, ha infatti presentato ricorso alla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila contro la sentenza di condanna a 30 anni di reclusione emessa a suo carico, il 24 gennaio scorso, dal giudice Nicola Colantonio. La difesa sostanzialmente punta a ridurre la pena del 34enne, che in primo grado ha già beneficiato dello sconto previsto dal rito abbreviato con il quale è stato giudicato. Per riuscire d ottenere la riforma della sentenza, la difesa invoca l’insussistenza giuridica dell’aggravante dei futili motivi, riconosciuta invece dal giudice di prime cure.
La giovane venne uccisa nella casa di via Acquatorbida, a Pescara, dove aveva vissuto insieme al suo ex. La relazione si era interrotta e Jennifer era tornata in quell’appartamento per riprendere le ultime cose. Ma da quella casa non è uscita più: viene «aggredita in maniera subdola ed improvvisa» e colpita ripetutamente «con inaudita violenza», senza avere avuto «neppure il tempo per provare a porre in essere un’azione concreta di difesa», si legge nelle motivazioni della condanna. La difesa ora prova a smontare l’aggravante dei futili motivi, come aveva già tentato di fare in primo grado, ritenendo che non sarebbe stato individuato con certezza l’antefatto del delitto, ossia il movente.
Nell’appello si sostiene inoltre che il gup avrebbe cambiato il fatto storico a fondamento dell’aggravante: nell’imputazione si contesta a Troilo di aver ucciso Jennifer per non aver sopportato la fine della loro relazione sentimentale, mentre nella sentenza il gup individuerebbe il movente nella mancata restituzione di un tablet. Nel ricorso si ritiene che in questo modo sarebbe stato violato il principio di difesa dell’imputato. Ai giudici aquilani si chiede anche una nuova perizia psichiatrica su Troilo, tramite un nuovo consulente, in quanto si reputano le conclusioni del perito del gip basate su valutazioni ed opinioni personali e non suffragate da riscontri di tipo scientifico. La difesa poi torna a chiedere anche la concessione delle attenuanti generiche, facendo notare che l’ascensorista non ha precedenti penali e che si è pentito del terribile delitto. Infine, si punta il dito anche contro l’ammissione della costituzione di parte civile del Comune di Pescara e della Regione Abruzzo.
La parola, dunque, ora passa ai giudici aquilani, che dovranno fissare la data dell’udienza e decidere se accogliere o respingere il ricorso.
Arriverà l’autunno e saranno trascorsi più o meno 730 giorni da quando Jennifer, una giovane donna con il sogno di andare in Spagna, non c’è più. Uccisa per mano dell’uomo che diceva di amarla, il quale ha agito «con la piena e limpida volontà di uccidere», si legge nelle motivazioni della condanna. «Un soggetto» definito dal giudice Colantonio «assolutamente privo di autocontrollo, che è stato capace di porre in essere una condotta violenta efferata, adducendo motivi futili e banali, in danno di una persona inerme ed indifesa». Una condotta stigmatizzata anche dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, che nella sua requisitoria davanti al gup aveva parlato di «odiosità della condotta dell’imputato, che ha agito con assoluta lucidità» e di «banalità e sproporzione di qualsiasi eventuale stimolo esterno rispetto al gesto di togliere la vita ad una ragazza di 26 anni con 17 coltellate».
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