Il ladro d’auto si difende
Sparatoria e inseguimento a Montesilvano, oggi l’interrogatorio dell’arrestato
PESCARA. Oggi ha la possibilità di spiegare, di giustificarsi, e magari anche di chiedere scusa. Ma potrebbe decidere di stare zitto e di avvalersi della facoltà di non rispondere, Nikolli Renuar, l’albanese di 25 anni arrestato lunedì sera dai carabinieri, a Montesilvano, dopo un lungo inseguimento e otto incidenti stradali provocati lungo via Vestina dal giovane che viaggiava su una Mercedes rubata. Oggi, alle 10.30, si terrà l’udienza di convalida dell’arresto e Nikolli, che è in carcere e non ha parlato di fronte ai carabinieri, sarà assistito dall’avvocato Maurizio Cacaci.
Il giovane non ne ha voluto sapere di fermarsi all’alt dei carabinieri, che lo hanno intercettato per la prima volta nei pressi di Pianella dopo aver ricevuto la segnalazione dai cittadini sulla presenza di un’auto sospetta, proprio mentre in paese venivano effettuati o tentati diversi furti in abitazione. Lui è riuscito ad allontanarsi con abilità ma poi è stato individuato una seconda volta lungo la strada per Montesilvano e poi di nuovo in via Vestina dopo è cominciato l’inseguimento da parte dei carabinieri, coordinati dal capitano Vincenzo Falce.
Ha fatto di tutto per liberarsi della pattuglia che gli stava dietro e ha cominciato a urtare una macchina dopo l’altra, in modo da ostacolare l’inseguimento. A nulla sono serviti i diversi colpi di pistola esplosi a scopo intimidatorio dai carabinieri. Renuar ha proseguito la sua fuga fino a quando si è schiantato contro un pino, con la Mercedes ridotta malissimo. Prima di arrendersi ha distrutto la parte posteriore di una Volvo e si è lanciato frontalmente contro un Berlingo, sperando di crearsi un varco nella rotatoria bloccata dal traffico.
Chi c’era è rimasto quasi pietrificato dalla paura, non capendo cosa stesse accadendo. Non dimentica le sensazioni provate in quegli istanti Imma Abbasciano, che era «a pochi passi dalla rotatoria, in macchina con i bambini. Ero due auto dietro quella tamponata dal delinquente e lo abbiamo visto correre via. In me», dice, «ha prevalso l’istinto di protezione dei miei bambini, ho detto loro di abbassarsi e ho cercato di invertire il senso di marcia. In quel momento ho realizzato solo che eravamo in pericolo, perché avevo sentito i colpi di pistola e visto quell’uomo che correva nella nostra direzione. Poi, tornado a casa, mi sono accorta delle auto incidentate e mi sono resa conto che siamo stati fortunati, siamo scampati» al peggio. «Così», conclude, «la paura ha fatto irruzione nella nostra quotidiana normalità».
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