Il legale: scelte rinviate in attesa di normalità

PESCARA. La convivenza forzata, la crisi economica e i conflitti che crescono, non solo dentro la coppia, ma nella famiglia. Dietro ai numeri delle separazioni, che non sono poi così diversi rispetto...
PESCARA. La convivenza forzata, la crisi economica e i conflitti che crescono, non solo dentro la coppia, ma nella famiglia. Dietro ai numeri delle separazioni, che non sono poi così diversi rispetto a quelli antecedenti alla pandemia, ci sono storie figlie di un anno e mezzo di lockdown e di tutto quello che il Covid si è portato dietro. A raccontarlo è l’avvocato matrimonialista Giulia Di Donato.
Avvocato, che cosa è successo alle coppie?
«La pandemia ha aggravato le crisi coniugali già esistenti o latenti. Ma non è stato solo un problema legato a quei due o tre mesi di chiusura totale. Hanno inciso anche lo smart working, anche la didattica a distanza per i ragazzi. Riducendo gli spazi della libertà individuale sono aumentati i conflitti tra i coniugi, ma anche tra genitori e figli.
Ma è pur sempre poco per arrivare a rompere un matrimonio.
In realtà, il fatto di dover fare tutto insieme 24 ore su 24 non solo ha messo in evidenza, ma ha aggravato quelle che erano delle crisi latenti e che in questo periodo si sono manifestate creando delle rotture irrimediabili.
Eppure il numero delle separazioni non è aumentato.
È vero. Ma io ritengo che le difficoltà economiche di questo ultimo anno e mezzo, se da un lato hanno acuito il conflitto all’interno della coppia, dall’altro hanno impedito ai coniugi di separarsi. La realtà, adesso, è che abbiamo tante coppie palesemente in crisi in attesa di tempi migliori per separarsi. Perché oltre alle difficoltà economiche vanno considerate anche le nuove esigenze frutto della pandemia, quali smart working e dad. Esigenze che implicano anche la necessità di avere sistemazioni alternative complete delle postazioni necessarie per lavorare e per garantire ai figli gli spazi per la didattica a distanza. Da quello che ascolto dai miei clienti, sono anche queste difficoltà logistiche a trattenere insieme tanti nuclei familiari che oggi sono vincolati, ma che si separeranno nel giro dei prossimi due anni. Sono coppie già interrotte.
Parliamo dei motivi di separazione. Tra i più comuni risultano i tradimenti e le violenze domestiche. Conferma?
Sì. Dietro alle violenze domestiche c’è la conflittualità che è aumentata, e questo a mio parere dipende proprio dalle difficoltà che si stanno vivendo. E con la conflittualità è aumentata anche l’aggressività nei rapporti in genere: non solo tra coniugi, ma anche dei genitori verso i figli e viceversa. Quanto agli adulteri, con il lockdown chi aveva una seconda vita è stato scoperto o ha dovuto interrompere la relazione extraconiugale a discapito del rapporto con il coniuge. Quindi prevede un aumento delle separazioni?
Sì, ci sarà un aumento non appena si tornerà alla normalità, anche da un punto di vista economico. Ora ci sono tante coppie in stand by. E questo emerge anche dalle tante chiamate che ricevo, di persone che vivono sotto lo stesso tetto e che intanto si informano sulle modalità della separazione.(s.d.l.)

