«Il lockdown ha aumentato la rabbia»

Il criminologo Orfanelli: la moglie era un ostacolo, il vizio del gioco è una malattia
L'AQUILA. «Il più classico dei femminicidi. Si toglie la vita alla persona che dà fastidio, che rappresenta un ostacolo alle proprie devianze». Giuseppe Orfanelli, psicologo, psicoterapeuta e criminologo specializzato in criminologia clinica alla facoltà di medicina di Chieti, analizza così l'assassinio avvenuto a Corfinio, in provincia dell'Aquila. Il marito toglie la vita alla compagna di una vita, poi si suicida. «Chi compie un gesto del genere è sempre persona disturbata».
Professor Orfanelli, come si può arrivare ad duplice gesto di violenza, tanto estremo?
«Siamo nella sfera del femminicidio, Chi uccide, in questi casi, è un soggetto affetto da disturbo narcisistico-istrionico: pensa di essere indistruttibile, al di sopra di chiunque e di qualunque cosa. Tutto ruota intorno al concetto dell'io».
E, allora, perché suicidarsi? «Per non assumersi la responsabilità dell'atto compiuto. Il problema di fondo è che l'assassino non accetta di andare incontro ad un processo, di finire in cella. Per questo, prima toglie la vita alla persona su cui riversa tutto il suo profondo odio, la propria distruzione, poi decide di farla finita. Per non assumersi la responsabilità di affrontare la giustizia terrena ma anche, una volta rimasto solo con se stesso, di fare i conti con la propria coscienza. Si usa violenza fisica e psicologica, soprattutto sulle donne, se si è pavidi, insicuri di fondo e si traduce quel senso di inferiorità in una forma di aggressività distruttiva».
Quanto può aver inciso l'essere affetto da ludopatia?
«Ha sicuramente aumentato l'aggressività, in quanto il vizio del gioco d'azzardo è una malattia a tutti gli effetti. Doveva liberarsi del fulcro delle contestazioni: la moglie era, probabilmente, un ostacolo alle sue scelte esistenziali».
Il periodo di lockdown ha avuto la sua parte in questa storia?
«Senza dubbio. Non poter uscire, non poter giocare lo ha fatto sentire agli arresti domiciliari, ha aumentato in modo esponenziale la rabbia. L'esercizio della violenza dimostra totale immaturità sul piano psico-affettivo».
Monica Pelliccione

