«Il mare Adriatico non è una discarica»

Insorgono gli ambientalisti contro l’ipotesi di smaltire 342mila metri cubi di materiali vicino all’Area protetta del Cerrano
MONTESILVANO. Crea perplessità l’ipotesi che circa 342 mila metri cubi di fanghi derivanti dal dragaggio del porto di Ortona possano essere sversati nel tratto di mare antistante la costa pescarese. A opporsi con decisione a tale possibilità, in vista della prossima riunione del Comitato regionale Via (valutazione di impatto ambientale) in programma domani, sono soprattutto le associazioni ambientaliste, come la Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus, ma la notizia preoccupa anche gli amministratori delle città coinvolte.
A cominciare da Montesilvano dove la giunta si è già attivata per avere tutte le garanzie in merito al fatto che questo intervento non abbia risvolti ambientali negativi in una città che vive prevalentemente di turismo estivo. «Abbiamo molto a cuore la questione ambientale e siamo attenti a qualunque azione possa pregiudicarla», osserva il sindaco, Francesco Maragno. «Per questa ragione abbiamo avviato una serie di interlocuzioni volte a mettere in evidenza tutti i risvolti che l’operazione di immissione dei sedimenti derivanti dal dragaggio dei fondali del porto di Ortona, comporterebbero sul litorale del nostro territorio».
Il primo cittadino rivela che, lo scorso 4 ottobre, l’amministrazione ha inviato anche una nota alla Regione per chiedere la verifica, attraverso analisi più dettagliate, delle conseguenze in termini di qualità delle acque marine e di balneazione.
«Riteniamo necessario» prosegue Maragno, «che il progetto sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale, proprio per scongiurare eventuali danni all’ecosistema marino, con conseguenze su tutto il comparto turistico che per Montesilvano rappresenta il settore trainante. Siamo stati ben felici di apprendere che c’è stato un approfondimento nella valutazione, con proroga al 9 novembre della riunione del comitato, in quanto laddove dovesse riscontrarsi anche un solo potenziale pregiudizio per la godibilità del mare e delle spiagge da parte di cittadini e villeggianti non esiteremo ad attivare ogni possibile iniziativa per opporci con forza».
Confessa di non essere informato sull’iniziativa, invece, il sindaco di Città Sant’Angelo, Gabriele Florindi, che tuttavia appare sulla stessa lunghezza d’onda del suo collega di Montesilvano. «Onestamente non ero a conoscenza di questa possibilità», sottolinea, «ma senza dubbio ritengo necessarie tutte le verifiche ambientali del caso. Già in passato, ad esempio, abbiamo utilizzato i fanghi del porto di Pescara per il ripascimento, ma in quel caso erano state fatte tutte le analisi necessarie sui materiali che poi noi abbiamo effettuato nuovamente affidando l’incarico a un privato per essere più tranquilli. Del resto è quello che prevede la legge».
Decisamente più duro il punto di vista della Stazione Ornitologica Abruzzese che ricorda come l’Adriatico non sia una discarica. L’associazione, in particolare, critica l’iniziativa proposta dal Comune di Ortona definendola illogica per almeno quattro motivi: perché gli impatti dell'immersione in mare non derivano solo dalla qualità del sedimento che si vuole immergere ma dalla stessa azione di perturbazione fisica derivante dalla brusca immissione di materiali in pochissimo tempo; perché tutte le Convenzioni internazionali sul mare chiedono di considerare l'immissione in mare come extrema ratio; perché tutte le norme internazionali e nazionali chiedono di considerare il riuso dei materiali dragati; infine, perché l'Area Marina Protetta del Cerrano, posta a poca distanza dal sito di immersione, nel 2013 è diventata un Sito di Interesse Comunitario e per questo sarebbe opportuno svolgere la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale per i potenziali effetti indiretti sul sito. «Il mare Adriatico che è già in forte sofferenza», chiosa l'associazione, «non deve ricevere nuove pressioni antropiche. Anzi, bisogna operare in direzione opposta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

