Il marito di Lorena per due ore dal pm: «Non sono stato io ad ammazzarla»

22 Agosto 2024

L’imprenditore Andrea Cieri, 51 anni, risponde alle domande degli inquirenti e respinge l’accusa di omicidio volontario L’appello della sorella della vittima: «Ora voglio la verità. I rapporti con lui? Normali, da quando erano tornati insieme»

CHIETI. Per due ore, risponde alle domande del pubblico ministero, fornisce la sua versione dei fatti e si professa innocente. «No, non sono stato io a ucciderla», è il senso delle sue parole. Andrea Cieri, l’impresario funebre di 51 anni sotto inchiesta per l’omicidio volontario della moglie Lorena Paolini, che di anni ne aveva due in più, entra negli uffici della procura della Repubblica di Chieti da un ingresso secondario, riuscendo a dribblare giornalisti e telecamere. Assistito dall’avvocato Maddalena De Gregorio, davanti al pubblico ministero Giuseppe Falasca, ai carabinieri e al medico legale Cristian D’Ovidio, il marito della donna trovata senza vita domenica nella sua casa di Ortona con segni di probabile strangolamento viene interrogato per la prima volta nella veste di indagato, dopo essere stato sentito già in due occasioni come persona informata sui fatti. L’avviso di garanzia è un atto a tutela dello stesso indagato, nei cui confronti – specie in questa fase dell’inchiesta – non è stata accertata alcuna responsabilità.
LA VERSIONE DELL’INDAGATO
Fin dalle ore successive al rinvenimento del cadavere sul divano dell’abitazione di contrada Casone, Cieri ha riferito di essere uscito per andare a un funerale e di aver lasciato la moglie a stirare. Quando è rincasato, ha raccontato di aver trovato la donna sul divano agonizzante, tanto da lanciare immediatamente l’allarme al 118. Nel momento in cui gli operatori sanitari hanno notato un evidente solco sul collo di Lorena, è partita la segnalazione ai carabinieri e sono scattate le indagini, iniziate con l’ascolto dei familiari, comprese le due figlie adolescenti della vittima, di cui una presente in casa, nello specifico nella sua stanza, che ha assicurato di non aver udito nulla di anomalo quando si è consumata la tragedia.
«È STATO COLLABORATIVO»
«Cieri ha risposto alle domande, il contenuto non lo posso dire, è stato collaborativo», così afferma il pm Falasca al termine dell’interrogatorio. L’indagato, come già avvenuto all’ingresso, lascia gli uffici giudiziari di via Spaventa evitando qualsiasi contatto, anche solo visivo, con i giornalisti. È scontato che, nel corso dell’interrogatorio, si sia parlato anche dei rapporti tra moglie e marito. In passato c’era stato un periodo di crisi nella coppia, tant’è che – per un periodo di tempo – i coniugi non avevano vissuto insieme. Poi, però, c’era stata la riappacificazione e Andrea e Lorena erano tornati a condividere lo stesso tetto.
PARLA LA SORELLA
«Non so cosa sia potuto succedere», dice al Tgr Abruzzo Silvana Paolini, la sorella di Lorena. «Per me è stata una perdita enorme: era il mio sostegno, la mia forza», prosegue la donna, che pubblica su Facebook le foto dei momenti felici trascorsi insieme a Lorena: le giornate al mare, le passeggiate in serenità, le uscite con il cane. La pista del suicidio è ritenuta poco percorribile, anche alla luce dell’assenza di appigli evidenti all’interno dell’appartamento. Nel ricordo postato sui social Lorena viene descritta come «una donna forte e determinata. Non si può morire così giovane e così bella».
«NON ERA PREOCCUPATA»
«No, Lorena non era assolutamente preoccupata di nulla», conferma davanti al microfono Silvana, occhiali scuri e voce rotta dalle lacrime. «Andavamo sempre al mare, tutti i pomeriggi. Voleva uscire, voleva andare in giro. Non diceva mai che era stanca, anche se andava a fare le notti in ospedale alla suocera». L’anziana è deceduta pochi giorni prima della tragedia. «Erano molto legate. Lei la adorava», sottolinea la donna. E i rapporti col marito, ora finiti sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori? «Erano normali, da quando si erano rimessi insieme sembrava andasse tutto bene». È la stessa Silvana, dunque, a confermare che c’era stato un periodo di crisi tra Lorena e Andrea. «Ma non mi parlava mai male del marito», rimarca. «Era tranquilla, non so cosa sia potuto succedere. Voglio la verità, voglio sapere cosa è successo e perché. Quando mi hanno chiamata, domenica, non avrei mai immaginato una cosa del genere. Poi, però, mi sono preoccupata, perché mi hanno detto di lasciare tutto e di andare subito. Nel momento in cui sono arrivata a casa sua, non sono potuta entrare perché erano in corso i rilievi dei carabinieri. Gli altri parenti piangevano tutti».
L’AUTOPSIA
Oggi è in programma un passaggio determinante dell’inchiesta: l’autopsia, che sarà affidata al medico legale D’Ovidio. L’esame dovrà confermare o smentire la pista iniziale di omicidio. L’indagato nominerà un proprio consulente. Potrebbero emergere anche dall’analisi del cellulare della vittima dettagli utili per ricostruire il contesto familiare e gli ultimi contatti avuti da Lorena. Prima che una mano assassina, è questa l’ipotesi, la strangolasse.
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