Il medico: «Non sfidate il caldo»

I consigli di De Luca, chirurgo che ama la corsa: controllate i battiti con il cardio
PESCARA. «La morte improvvisa negli sportivi è imprevedibile, ma la prima regola per diminuire i rischi è sottoporsi a una prova da sforzo: un controllo del genere è fondamentale perché consente di scoprire se un cuore è malato. Di certo non è un esame che annulla tutti i rischi, però, restringe le probabilità che un evento negativo possa verificarsi». Carlo De Luca, medico chirurgo e specialista in ortopedia e traumatologia all’ospedale di Pescara, è un maratoneta per passione: da medico conosce i limiti del corpo e da sportivo sa anche che provare a batterli è una sfida continua. Con la casacca dei Runners Pescara, De Luca vanta un curriculum sportivo invidiabile e ora si sta allenando per partecipare all’ultramaratona del Gran Sasso, 50 chilometri di fatica il 31 luglio prossimo con partenza da Santo Stefano di Sessanio. Ma il medico avverte: «Sarebbe necessario educare gli amatori alla pratica sportiva dilettantistica perché nessuno di noi deve pensare di essere un campione: i campioni dello sport fanno tutta un’altra vita. Per esempio, allenarsi duramente la domenica mattina, magari dopo l’uscita del sabato in cui spesso si è abusato a tavola con arrosticini e alcolici, è sbagliato e pericoloso».
Capitolo orari: spesso in estate, tanti ignorano le temperature e sfidano il caldo. «Bisogna stare attenti a non allenarsi negli orari in cui la temperatura è eccessivamente elevata», consiglia il medico, «poi, sotto al sole, si deve fare attenzione all’idratazione: bere solo acqua non serve a niente, meglio scegliere sali minerali, sodio e magnesio. Spesso si pensa che la carenza maggiore sia quella da potassio, ma è una credenza sbagliata». De Luca consiglia di centellinare gli integratori energetici durante lo sforzo: «È vero che gli integratori danno la carica per ripartire in un momento di crisi, con un apporto di maltodestrine o di taurina, ma in questi frangenti bisognerebbe chiedersi perché non abbiamo più l’energia per proseguire l’allenamento. Insomma, bisogna stare attenti a non sforzare un motore che non ha più energia perché, con le persone, non si grippano pistone e cilindro ma un cuore ed è la fine». De Luca invita al «buon senso»: «È necessario imparare ad ascoltare il proprio fisico: quando uno si sente troppo affatico, dovrebbe rallentare anziché spingere ancora di più. Magari smettere di correre e andare di passo. Usare il cardiofrequenzimetro per misurare i battiti è ancora sottovalutato mentre è utile perché consente di sapere in tempo reale che ci si sta allenando in sovrasoglia, cioè che il cuore sta lavorando a frequenze troppo elevate e si sta sforzando eccessivamente. Allenarsi troppo tempo al massimo è come mandare il motore di una macchina quasi sempre nella zona rossa del contagiri: prima o poi, quel motore è destinato a fondere». (p.l.)
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