Il medico sportivo: l’elettrocardiogramma non basta a capire

Cordoni; va rivista la legge sull’attività non agonistica «Non è come vent’anni fa, oggi servono controlli mirati»
TERAMO. A decidere a che età inizia l’attività agonistica sono le federazioni sportive. Quella del calcio ha stabilito che si diventa agonisti a 12 anni e quindi per i baby giocatori al di sotto di quest’età basta il certificato medico di idoneità all’attività sportiva non agonistica. E solo dall’anno scorso le normative hanno introdotto l’obbligatorietà dell’elettrocardiogramma da esibire al medico per il rilascio della documentazione.
Siriano Cordoni è medico sportivo, presidente provinciale della federazione teramana dei medici sportivi. Alle spalle una lunga esperienza che, dopo la tragedia di Pineto, gli fa dire: «Sicuramente una legge da cambiare per poter avere più strumenti a disposizione».
Che cosa prevede la normativa della medicina sportiva per i ragazzi che fanno attività non agonistica?
«Innanzitutto bisogna dire che sono le singole federazioni sportive a decidere a che età si fa attività agonistica. Nel calcio si diventa agonisti a 12 anni. Entro i 12 anni per fare attività viene richiesto un certificato di idoneità sportiva che può essere rilasciato dal medico di base, dal pediatra o dal medico sportivo. Da un anno è diventato obbligatorio presentare un elettrocardiogramma. Si tratta di un certificato di minima che cerca di fare una prima selezione tra chi alla visita medica presenta delle alterazioni e chi non le presenta. Certo è sempre difficile fare una selezione, ma questi eventi drammatici ci inducono a pensare che bisogna fare ancora di più di quello che facciamo».
Ma basta un semplice elettrocardiogramma per avere la percezione di qualche problema?
«Un elettrocardiogramma non è sicuramente sufficiente per fare un’attenta analisi cardiaca perchè potrebbero esserci irregolarità nel sistema di conduzione, nella parte elettrica. E allora un elettrocardiogramma sicuramente non basta. Di fronte alla salute dei ragazzi si dovrebbe prevedere qualcosa di più approfondito dal punto di vista legislativo perchè quello che era valido vent’anni fa non lo è più oggi con le nuove metodiche, come probabilmente quelle di oggi non saranno valide tra vent’anni».
L’anno scorso il ministro della salute ha firmato un decreto proprio per stabilire nuove linee guida in materia di certificati medici per l’attività sportiva non agonistica. E’ un primo passo verso il cambiamento della normativa?
«E’ stata introdotta l’obbligatorietà dell’elettrocardiogramma senza cui il medico non può rilasciare il certificato di idoneità sportiva, ma sicuramente la strada da percorrere è ancora lunga. Il compito dei medici, in questo contesto, è quello di selezionare il più possibile gli atleti a rischio da quelli non a rischio. E in questo contesto risulta fondamentale la collaborazione con le famiglie che conoscono ogni minima condizione. In questi ultimi anni molto hanno fatto le società sportive. Io credo che sarebbe opportuno rivedere la normativa introducendo per tutti ulteriori esami a cominciare dallo step test, rivelatosi particolarmente utile per individuare presenze di aritmie che sono un primo indicatore di qualche irregolarità».
E sarà sufficiente per capire se c’è un campanello di allarme?
«Facciamo il possibile per capire se un ragazzo può fare o non fare una particolare attività sportiva, se è consigliabile farne un’altra o se c’è bisogno di fare degli esami più specifici. Torno comunque a ribadire una cosa fondamentale: con un semplice elettrocardiogramma non si riesce a prevedere tutto».©RIPRODUZIONE RISERVATA

