Il Mercatone Uno fallisce Chiusi i 55 supermercati

In regione sono tre (Colonnella, Scerne e Sambuceto). A casa 1.800 lavoratori
PESCARA. Il Mercatone Uno fallisce, chiusi i negozi in tutt’Italia, i dipendenti lo scoprono da Facebook. Un pugno nello stomaco di 1.800 lavoratori dei 55 store, tre dei quali in Abruzzo, di una catena commerciale resa famosa da quella scritta che campeggiava sulla maglietta rosa del Pirata, lo sfortunato campione di ciclismo, Marco Pantani.
I FATTI. La società che li gestisce (Shernon Holding), il 23 maggio viene dichiarata fallita dal tribunale di Milano. Ma la rabbia dei lavoratori scoppia con 48 ore di ritardo: «Non siamo stati informati, molti dipendenti questa mattina (ieri, ndr)i si sono recati normalmente al lavoro ma hanno trovato tutto chiuso». Per di più il 30 maggio prossimo era previsto un incontro al ministero del Lavoro per gestire la crisi. L’aria che si respira, anche in Abruzzo, è di sgomento.
IN ABRUZZO. Porte sbarrate anche nei supermercati di Scerne di Pineto, Colonnella e Sambuceto, dove, con l’indotto, sono impiegate oltre 150 persone. Alla loro rabbia si somma quella dei clienti, giunti davanti agli store per ritirare la merce acquistata nei giorni scorsi. Hanno però trovato negozi chiusi e anticipi persi. Sul posto anche i sindacati abruzzesi scesi accanto ai lavoratori.
LA STORIA. Fondata nel 1978 a Dozza (Bologna), la società inizialmente era addetta alla vendita di televisori ed elettrodomestici. Poi, negli anni successivi, l’azienda si è sviluppata nella vendita al dettaglio, specializzandosi in particolar modo nel commercio del mobile. Alla fine degli anni Novanta, Mercatone Uno vive il periodo di massimo splendore per aver anche sponsorizzato e dato il nome alla squadra di ciclismo in cui gareggiava Pantani. Con la Mercatone Uno, infatti, il Pirata vinse Giro d’Italia e Tour de France nel 1998.
Ma la squadra di ciclismo ha cessato di esistere nel 2003, mentre l’azienda nel 2015 ha dovuto fare domanda per il concordato preventivo a causa di 450 milioni di euro di debiti. E dopo un lungo periodo di amministrazione controllata, si è arrivati alla svolta del 2018 con la proposta di acquisto dei 55 punti vendita da parte della Shernon Holding.
LA GRANDE BEFFA. Secondo la ricostruzione fatta dal sindacato, i lavoratori sono giunti a conoscenza del fallimento attraverso il passaparola sul social network, soltanto nella notte tra venerdì e sabato.
«Non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’azienda», spiega Luca Chierici, segretario della Filcams emiliana. In una nota congiunta con Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, i sindacati hanno poi fatto sapere che: «Questa notte si è appreso che il tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della società e i direttori hanno comunicato ai lavoratori il divieto di accedere ai locali aziendali». Solo questo, senza altre spiegazioni.
I CLIENTI. Saracinesche chiuse anche per migliaia di clienti. «Con loro c’è un problema serio», continua Chierici, «molta gente si è presentata stamattina nei punti vendita per ritirare merce sulla quale aveva già versato degli acconti nei giorni scorsi per migliaia di euro».
Per le sigle si tratta dell’ennesima «disavventura che i lavoratori si trovano ad affrontare. Una crisi iniziata 7 anni fa. Contratti di solidarietà, cassa integrazione, amministrazione straordinaria e un altro fallimento di cui, dopo 3 anni, sono ancora in attesa di poter ricevere le spettanze. È una vergogna!», sbottano i sindacati anche in Abruzzo.
LE TAPPE. Shernon Holding aveva acquisito i 55 punti vendita dello storico marchio emiliano, dal Piemonte alla Puglia, nell’agosto del 2018, annunciando un piano di rilancio che prevedeva importanti ricavi già dal 2022.
Ad aprile, però, aveva presentato domanda di ammissione al concordato preventivo in continuità, garantendo la tenuta occupazionale fino al 30 maggio. Proprio quel giorno, infatti, era programmato da tempo un incontro al Mise, per studiare un piano di salvataggio. Ma la chiusura vanifica tutto. Anche l’esito del primo incontro al Mise, avvenuto il 18 marzo, quando venne garantito che tutti i dipendenti sarebbero stati riassorbiti dall’amministrazione straordinaria.
COME L’OLIO. L’allarme si estende di ora in ora a macchia d’olio anche alle oltre cinquecento aziende fornitrici coinvolte dalla vicenda, che vantano crediti non riscossi per oltre 250 milioni di euro. Riuniti in associazione, le società fanno sapere in una nota di seguire attentamente «il percorso giuridico che si evolverà, soprattutto per capire le conseguenze tra questo fallimento e il procedimento di amministrazione straordinaria del Gruppo Mercatone, al fine di tutelare i crediti dei propri associati e i livelli occupazionali».
PARLA DI MAIO. «Da ministro del Lavoro non posso che essere preoccupato per la notizia della chiusura dei punti vendita Mercatone Uno in tutta Italia a causa del fallimento della Shernon Holding Srl». Così su Facebook il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che annuncia di aver anticipato a domani il tavolo sulla vertenza al ministero. Tavolo, si legge «che servirà prima di tutto a salvaguardare i posti di lavoro, ma anche a fare chiarezza sulla responsabilità della proprietà nella loro gestione».
SALVINI. Fallimento e chiusura di tutti i punti vendita di Mercatone Uno hanno colpito anche il ministro Matteo Salvini che scrive: «Mi impegnerò personalmente incontrando sindacati, lavoratori, fornitori e proprietà, non si possono lasciare dipendenti a casa senza rispettare gli impegni presi. Anche su questo la nuova Europa che nascerà domani dovrà essere più forte nel difendere il lavoro».
INFINE ZINGARETTI. «È una vergogna, una crisi aziendale non può essere gestita in questo modo. Solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie. La vita vera demolisce la politica del Governo fatta solo di tweet. Non vi lasceremo soli». Così scrive il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, su twitter.

