«Il mio impianto contro l’erosione»
Nicolaj difende il progetto della piattaforma a Piano di Sacco
CITTA’ SANT’ANGELO. Dopo le polemiche delle associazioni di cittadini di Elice e Città Sant'Angelo e del M5S, la ditta Nicolaj srl difende il proprio progetto per la realizzazione, a Piano di Sacco, di una piattaforma per il trattamento e il recupero dei sedimenti di dragaggio fluviali e marino costieri.
Chi vive in zona, e in particolare l'associazione Sos Territorio di Elice, guidata da Luciano Carpentieri, ritiene che l'intervento non sia ipotizzabile dal punto di vista ambientale e sottolinea che l'area è agricola, pur essendo classificata come industriale. L'imprenditore, invece, che aspetta la conclusione dell'iter al Comitato Via, parla di «un progetto gioiello della tecnologia, rispettoso dei canoni ecologici e che permette di risolvere i problemi dei lavori di dragaggio e fornire materiale sabbioso disinfettato» da usare contro l'erosione della costa. Per Nicolaj «non ci sono mai state colture di pregio, ma solo sterpi, erbacce e piantagioni di graminacee che hanno inquinato le falde e il fiume Fino, con i diserbanti». Dalla ditta arrivano rassicurazioni sul fatto che l'impianto «non sarà rumoroso e privo di emanazioni polverose e olfattive» e il materiale non sarà «pericoloso». L’eventuale prelievo da pozzi, dice sempre Nicolaj, è stato autorizzato da Autorità di Bacino, Regione e Provincia ed è per uso industriale, e il conferimento nel Fino sarà saltuario e di acqua depurata. Alla fine di ogni ciclo, conclude, non rimarrebbe «un chicco di materiale» e si darà lavoro a «20 tecnici e operai». Nicolaj si fa forte di 2 documenti del Comune angolano, uno del 2010 e uno del 2013, il primo (precedente alla presentazione del progetto) sulla possibilità di accoglimento dell'opera e il secondo con l'attestazione di compatibilità paesaggistica. Ma l'assessore Alice Fabbiani fa sapere che si tratta di «atti superati» visto che oggi quella zona «rientra nel distretto rurale Terre vestine dalle Saline al Gran Sasso, è interessata al Contratto di fiume Tavo-Fino-Saline ed è oggetto di una richiesta del Comune alla Regione per il riconoscimento di Area produttiva ecologicamente attrezzata». Di industriale non c'è niente, nell'area, solo «coltivazioni pregiate e zero servizi», e l'amministrazione «è contraria da sempre» all'impianto.
Flavia Buccilli
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