«Il mio progetto è solido»

L’industriale veneto ed ex deputato della Lega: voglio portare positività
PESCARA. È arrivato in ritardo alla firma del patto con la Regione e con il Comune di Bussi anche se ci è arrivato con una Ferrari nera. La pioggia e il traffico di viale Bovio hanno frenato l’imprenditore vicentino Alberto Filippi, 50 anni, un passato da deputato e senatore della Lega Nord, poi espulso dal partito di Bossi e approdato a Coesione sociale e alla Destra. «Scusate, ma io ho aspettato più di due anni», dice lui presentandosi. Assolto, per prescrizione, in un’inchiesta su presunte fatture false per la sponsorizzazione di una squadra di calcio a 5, adesso, Filippi pensa solo al lavoro. E in cima alla lista degli obiettivi c’è il progetto da 60 milioni di euro per Bussi, proprio il comune che convive con un inquinamento senza pari a causa della mega discarica di rifiuti tossici derivanti dal polo chimico tra i fiumi Tirino e Pescara.
Una megadiscarica e una bonifica che non arriva: non sembra lo scenario ideale, perché lei ha scelto Bussi?
«Ho iniziato a crederci dopo essere venuto a Bussi, dopo aver incontrato le istituzioni e dopo aver visto le persone nelle assemblee pubbliche».
Non si è spaventato dei veleni della maxi discarica?
«Perché avrei dovuto allarmarmi? Ci sono le istituzioni che devono occuparsi dell’inquinamento di altri e il nostro sito è collocato su un terreno già bonificato».
L’investimento della Filippi è un nuovo inizio per Bussi?
«Spero che sia l’inizio di un grande progetto, non solo mio ma anche di altri imprenditori, primo fra tutti Michele Mingarini della Mida che mi ha accompagnato e ha intenzione, con me, di fare anche dell’altro».
C’è fame di lavoro nella Val Pescara: cosa prevede il piano della Filippi?
«Ne parliamo da oltre due anni e i ritardi, una volta tanto, non sono colpa di burocrazie dementi o di istituzioni lente ma responsabilità di altri che non hanno saputo supportarci nel percorso. Le istituzioni locali, invece, si sono comportate in modo esemplare: partendo dal mio Veneto e con trent’anni di carriera alle spalle, non ho mai visto niente di simile. Faccio i complimenti alle istituzioni abruzzesi. La popolazione ci ha accolto in modo squisito e crede al nostro progetto: anche questo ci ha convinti a resistere e ad aspettare per arrivare a Bussi».
È vero che ha rifiutato un invito a investire in Austria?
«Non c’era solo l’Austria, anche altri si sono proposti ma io sono italiano e ho scelto l’Italia: dovrebbero fare tutti così».
Un investimento da 60 milioni: cosa si aspetta da Bussi?
«È un investimento corposo, forse anche di più: abbiamo un piano che lo consente e questa cifra non mi spaventa. Ci aspettiamo un fatturato di 50-60 milioni all’anno. Ora, i tempi devono essere immediati».
A Bussi resta un’area inquinata: cosa ne pensa?
«Siamo al di fuori del Sin, ma sapremo risolvere i problemi».
A Bussi il lavoro non ha portato solo ricchezza: l’imprenditoria di 30, 40, 50 anni fa ha guardato solo agli affari?
«Da ex uomo delle istituzioni, da imprenditore virtuoso e da padre di famiglia con due bimbe di uno e tre anni, dico che il rispetto dell’ambiente deve essere la prima cosa. Un imprenditore non può pagare solo gli stipendi. Quelli che distruggono un territorio vanno inseriti tra i soggetti negativi: noi vogliamo portare positività e non desideriamo essere distruttori e avere al fianco altri distruttori». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

