«Il numero dei passeggeri non sarà mai sufficiente»

I comitati Greenways e Fiab Pescarabici contro i mezzi sul corridoio verde: «Costano troppo e non diminuiranno il traffico, si continuerà a usare l’auto»
PESCARA. «Tutto il male possibile». Questo pensano ambientalisti e amici della bici sul passaggio dei bus sulla strada parco che, invece, vorrebbero mantenere «libera per le attività ludiche e ricreative della comunità». Così com’è, in sostanza.
Comitati Greenways e bikers di Fiab Pescarabici fanno le pulci ai progetti di Tua. E arrivano persino a contare le attività commerciali esistenti su viale Bovio, l’arteria viaria parallella a via Castellamare, e il passaggio delle due ruote sulle piste ciclabili, pur di dimostrare che «non ci saranno numeri sufficienti di passeggeri», spiega Filippo Catania, presidente di Fiab, «tali da giustificare i bus, quanti e quali che siano, sulla strada parco che deve rimanere quella che è, a disposizione dei cittadini, meglio attrezzata e riqualificata per diventare polo di attrazione per attività culturali. Non crediamo al calo delle auto in città con l’avvento dei bus, ecologici o meno; non crediamo che ci saranno tanti utenti che prenderanno il mezzo pubblico sull’ex tracciato e scenderanno alle fermate per arrivare a viale Bovio percorrendo le numerose strade di collegamento centrali. Non lo faranno perché molti cedono alle comodità delle auto. Quindi dei bus sulla strada parco pensiamo tutto il male possibile».
Ed ecco la conta di Fiab: «Su viale Bovio», enumera Catania, «ci sono 258 attività commerciali su entrambi i lati, 265 posti auto per lato. Mentre 500 bici hanno percorso la strada parco (rilevamenti del 21 settembre scorso dalle 7 e mezzo alle 9) e 4500 sulla pista ciclabile di viale Muzii tra maggio e ottobre».
Ivano Angiolelli e Maurizio Biondi dei comitati Greenways sono agguerriti sui passaggi burocratici messi in campo da Tua che «a più di venti anni dalla progettazione sul corridoio verde», scrivono, «di un impianto di trasporto pubblico basato su sistema filoviario, e nonostante il fallimento dell’azienda produttrice del vettore, si ostina a perseguire con ostinazione, il vano ed economicamente gravoso tentativo di completamento dell’opera». Fatta questa premessa scendono nei tecnicismi, partendo dalla «decisione assunta dal presidente Tullio Tonelli il 19 dicembre scorso sulla filovia. Tonelli», spiega Angiolelli in una nota, «anziché risolvere il contratto, stipulato il 21 maggio 2007 con Balfour Beatty, a danno di Colas Rail, subentrata ad Alpiq nel ruolo di capofila mandataria dell’Ati appaltatrice gravemente inadempiente, in conformità della delibera assunta da Tua nell’ottobre 2017, ha scelto la soluzione più gravosa della transazione consensuale. La scelta di un vettore non equivalente al Phileas olandese, ovvero l’Exquicity, che non ha guida vincolata indispensabile, invece ai fini della sicurezza su una carreggiata di dimensioni inadeguate ad accoglierlo a doppio senso di circolazione, peserà come un macigno sul superamento dei collaudi per il rilascio delle autorizzazioni ad aprire l’impianto». Tua spiega, invece, che «le dimensioni dei mezzi sono calibrati secondo il codice della strada». Lo scorso anno i comitati hanno chiesto a Tua, tramite diffida, l’eliminazione delle barriere per disabili. Una richiesta «disattesa, tale da pregiudicare il rilascio per il nulla osta definitivo per la sicurezza». Dall’azienda rispondono, invece, che «i nulla osta ministeriali arriveranno entro fine aprile». (c.co.)
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