Il padre di Cavallito: Luca non c’entra nulla, i colpi non erano per lui

Parla il genitore dell’ex calciatore sopravvissuto alla furia del killer «Gli inquirenti e i sanitari stanno lavorando in maniera eccezionale»
PESCARA. «Mio figlio non c’entra nulla. Io sono convinto che si sia trovato lì per caso e che non ce l’avessero con lui. Luca non aveva nessun tipo di problema. Nell’ultimo periodo era serenissimo». A parlare è Dario Cavallito, padre di Luca, l’ex calciatore di 49 anni gravemente ferito la sera del primo agosto, nell’agguato al bar, dove il killer è riuscito a uccidere Walter Albi, l’architetto di 66 anni che si trovava lì con lui.
Papà Dario, di origini piemontesi, con un passato da giocatore nella Juventus e anche nel Pescara, non riesce a capacitarsi di quello che è successo. Ha poca voglia di dire, di raccontare, considerando anche che ci sono delle indagini in corso, su cui il riserbo è massimo. Il pensiero suo e della famiglia è tutto rivolto a Luca affinché possa riprendersi presto: la speranza, dice, è che l’inferno in cui sono precipitati finisca.
Una cosa però, Dario Cavallito tiene a spiegare, e cioè che suo figlio è un bravo ragazzo. «Luca», dice con la voce strozzata a tratti dalle lacrime, «è un figlio eccezionale, serio, una persona a cui tutti vogliono bene. Lui ha fatto sempre del bene. Io non credo che c’entri con questo fatto. La mia, naturalmente, è una opinione da padre. E comunque di recente non lasciava trapelare niente. Veniva la sera a cena con suo figlio ed era tranquillo. Le difficoltà che poteva avere sul lavoro, con i collaboratori, le sapeva affrontare con resilienza. E poi», dice sorridendo, «è un mattacchione, sempre circondato da amici, ne ha tanti».
In questi giorni, la famiglia sta ricevendo grande solidarietà dai pescaresi e non solo. «C’è un sacco di gente», sottolinea commosso, «che ci chiama. Riceviamo telefonate a decine».
Delle indagini, invece, preferisce non parlare. «Confidiamo negli inquirenti che stanno lavorando in maniera eccezionale e a cui faccio i complimenti. Complimenti che rivolgo anche all’intera struttura ospedaliera di Pescara, che ha fatto un miracolo, anche se le condizioni di Luca restano critiche e la prognosi non è sciolta. Ogni volta che sento squillare il telefono per me è un colpo al cuore».
Martedì scorso, il 49enne, raggiunto da 4 colpi di pistola, è stato sottoposto a un nuovo, delicato, intervento chirurgico, durato oltre sei ore, stavolta concentrato sul volto. Nei prossimi giorni i medici proveranno a svegliarlo dalla sedazione, ma non si escludono nuove operazioni in sala operatoria.
E mentre il sopravvissuto al killer viene costantemente protetto in ospedale dalle forze dell’ordine, vanno avanti serrati gli accertamenti.
Al vaglio degli investigatori della squadra mobile i due smartphone trovati sul luogo dell'agguato: uno recuperato a terra, accanto al corpo di Albi, e l'altro all’interno dello zaino di Cavallito, e poi i computer e i tablet sequestrati durante le perquisizioni, su cui è già a lavoro il consulente nominato dal pool di magistrati guidato dal procuratore capo Giuseppe Bellelli. Gli accertamenti tecnici non ripetibili, in particolare, riguardano una quindicina di dispositivi riconducibili all’ex calciatore.

