Il padre morto dopo le botte: sei anni e 9 mesi al figlio 30enne

1 Giugno 2021

Il pm aveva chiesto 21 anni. La sentenza dei giudici dopo la testimonianza choc della madre di Luca: «Quando era un bambino, mio marito tentò di ucciderlo. È sempre stato cattivo con tutta la famiglia»

CHIETI. Quando il presidente Guido Campli legge la sentenza, lui resta lì, impassibile. Occhi bassi, Luca Settembrini non dice una sola parola mentre la Corte d’Assise di Chieti lo condanna a 6 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso il padre Alberto, quello stesso genitore che lo aveva costretto – così hanno raccontato i testimoni sentiti in aula – a un’infanzia di inferno. I giudici riqualificano il reato in omicidio preterintenzionale dopo che il pm Gabriella De Lucia – pur riconoscendo al 30enne l’attenuante del «vizio parziale di mente» – aveva insistito per la volontarietà dell’azione, chiedendo 21 anni di carcere per l’aggressione avvenuta il 1° febbraio del 2019 a Tocco da Casauria. Luca è accusato, dopo essersi barricato per sei ore in casa, di aver picchiato il genitore con calci, pugni e il lancio di una sedia, colpendolo «violentemente e ripetutamente su zone vitali del corpo», ovvero la testa e il torace. L’uomo morì a 67 anni, a distanza di poco più di quattro mesi, per le complicanze di quelle lesioni. Come accertato dal medico legale Cristan D’Ovidio, «sussiste il nesso di causalità». Ciò che accadde in quella casa sarebbe stato lo sfogo di un risentimento covato per anni, alimentato da malattia di Luca, ma anche dal consumo di alcolici e droghe.
PARLA LA MADRE La sentenza arriva nel giorno in cui, in aula, parlano i familiari del giovane. «Mio marito Alberto era un uomo manesco», dice Franca Ciabotti. «Aveva problemi di schizofrenia ed è stato sempre cattivo sia nei miei confronti che verso i figli. Quando Luca aveva sei anni, Alberto cercò di ucciderlo: mentre dormiva, si mise a cavalcioni su di lui premendo sul petto, prendendolo dalla gola e gridando: “Lui ha il diavolo dentro”. Io e le mie figlie impiegammo parecchio a farlo staccare». E ancora: «Anche Luca soffriva di schizofrenia: tentò il suicidio, qualche anno prima, ingerendo i farmaci di mio marito». La donna ricostruisce così l’episodio del 1° febbraio: «Quella mattina Luca ha chiesto più volte al padre perché, quand’era piccolo, lui aveva cercato di ammazzarlo. Ma non ha ricevuto risposta. Poi, io sono uscita per fare delle commissioni. È stata mia figlia ad avvisarmi di quello che stava succedendo».
IL RACCONTO CHOC Sara Settembrini, la sorella maggiore di Luca, racconta: «Quel giorno stavo dormendo: all’improvviso ho sentito un rumore e mi sono svegliata. Papà era a terra: Luca mi ha detto di prendere mio figlio e andare via. Poi ha costretto papà a bere del caffè bollente, ho sentito un altro tonfo e mio fratello che diceva: “Lo vedi questo coltello? Se ti alzi, ti uccido”. A quel punto sono uscita di casa». Anche la donna descrive un quadro familiare difficile: «Abbiamo avuto una brutta infanzia. Mio padre ci picchiava e Luca ci ha sempre difese». Claudia, la sorella minore dell’imputato, aggiunge: «Il 1° febbraio di due anni fa ad avvisarmi è stata mia madre: mi sono precipitata sul posto e, dalla finestra, ho visto Luca in piedi e mio padre a terra, con un taglio sulla fronte e il naso sanguinante».
GLI INVESTIGATORI In aula parlano anche i carabinieri intervenuti quel giorno all’esterno dell’abitazione, dove Luca rimase barricato, picchiando il padre e minacciandolo con un coltello, dalle 9.10 alle 14.30. Per lo psichiatra Raffaele De Leonardis, l’imputato aveva «un’aderenza alla realtà gravemente scemata ma non totalmente abolita». Secondo il pm De Lucia, la madre di Luca, «dopo aver minimizzato le condotte dell’imputato», ha ammesso precedenti aggressioni da parte del ragazzo nei confronti del padre. Il difensore, l’avvocato Amedeo Ciuffetelli, sostiene invece la tesi della «totale incapacità di intendere e di volere e, in subordine, dell’omicidio preterintenzionale». La sentenza arriva dopo quasi due ore di camera di consiglio. I giudici dispongono per Luca anche un anno di libertà vigilata con prescrizione di seguire un programma psicoterapeutico in un struttura sanitaria protetta.