Il paese rivive lo choc del delitto di un anno fa

13 Febbraio 2023

Paolo Fiorentino, 46 anni, pugnalato a morte: l’assassino condannato all’ergastolo Tra i precedenti recenti la tragedia dell’omicidio-suicidio che ha sconvolto Ortona 

CASOLI. L’omicidio di ieri a Casoli si è consumato a pochissimi giorni di distanza da una sentenza della Corte d'assise del tribunale di Massa che ha fatto giustizia sull’omicidio di Paolo Fiorentino, il 46enne senza fissa dimora originario proprio di Casoli che la notte tra il 12 e il 13 gennaio 2022 è stato ucciso con cinque coltellate a Marina di Carrara, dove era arrivato un anno prima. Il 68enne senzatetto Francesco Di Blasi, originario di Palermo, è stato condannato all’ergastolo, per quel delitto. Il pubblico ministero aveva chiesto per l'imputato la condanna a 21 anni di reclusione mentre la difesa, che ha già preannunciato l’appello, puntava al minimo della pena e al riconoscimento delle attenuanti generiche.
Il 46enne di Casoli, che ha sempre vissuto ai margini della società, è stato ucciso in un appartamento fatiscente che occupava insieme a Di Blasi, ritenuto pienamente capace di intendere e di volere al momento dell’omicidio. A trovare il corpo senza vita dell’uomo nell’ex campo profughi fu un’amica e nel giro di poco Di Blasi raggiunse la caserma dei carabinieri per raccontare che era successo qualcosa. Tra i due c’era stata una lite per cui dalle parole sarebbero passati presto alle mani, al punto che Di Blasi brandì il coltello e ferì a morte l'abruzzese, colpendolo anche al cuore.
Risale a pochi giorni fa, invece, un altro delitto avvenuto in provincia di Chieti, a Ortona, a una quarantina di chilometri di distanza da Casoli. Il 29 gennaio, in un appartamento di via Tripoli, al civico 43, Roberto Tatasciatore, pensionato di 70 anni, ha strangolato con un cavo elettrico il fratello Antonio, un disabile di quattro anni più grande di lui, per poi impiccarsi con una corda che ha fissato al sostegno di un letto per invalidi. Li ha trovati, in camera da letto e nel salotto, un altro fratello, Tommaso, che non viveva con loro ma li vedeva costantemente. E i motivi di quel gesto, da subito apparsi chiari, sono stati confermati da una lettera, trovata in cucina. Roberto non sopportava l’idea di separarsi dal fratello che nel giro di qualche giorno avrebbe lasciato l’appartamento che condividevano a poca distanza dal centro per essere ricoverato in una residenza sanitaria assistenziale di Lanciano: una sistemazione possibile grazie all’indennità di accompagnamento che gli era stata riconosciuta. Dopo aver assistito a lungo suo fratello, Roberto non riusciva ad accettare di andare avanti separatamente e ha deciso di farla finita, di chiudere con la vita e di farlo insieme perché insieme erano sempre stati, cementando un legame profondo. Una scelta ragionata, a quanto pare, tanto che la lettera trovata in casa conteneva anche disposizioni sui funerali e sulla destinazione dei beni.