Il Papa e Trump per la pace

25 Maggio 2017

Prove di dialogo su migranti e Medioriente. Il monito di Francesco sul clima

CITTÀ DEL VATICANO. Pur con qualche fatica iniziale, una porta di dialogo si è aperta. Era l'obiettivo minimo per entrambe le parti, ed è il risultato raggiunto dall'udienza del Papa al presidente americano Donald Trump. Irrigidito nel ferreo cerimoniale vaticano, scortato dalle guardie svizzere in divisa cinquecentesca nei saloni affrescati della Terza Loggia, accompagnato da Melania e Ivanka entrambe in nero e con veli sul capo(che poi con lui hanno ammirato la Cappella Sistina e la Pietà di Michelangelo), il tycoon è apparso meno baldanzoso del solito, persino intimidito, frenato nei momenti iniziali anche da una certa freddezza e dallo sguardo serio di Francesco. Poi rotto il ghiaccio, l'atmosfera si è fatta più distesa, sorridente, colloquiale: anche nel colloquio privato durato mezzora (meno dei 50 minuti di Obama il 27 marzo 2014) i toni non devono essere stati di contrasto, malgrado le posizioni su molti temi - ambiente, migranti, armamenti, aiuto ai poveri, politiche per la pace - non potrebbero essere più distanti. Tanto che Trump ha potuto congedarsi da Bergoglio con un «non dimenticherò quello che mi ha detto». Sulla pace, in questi tempi di «terza guerra mondiale a pezzi», il Papa ha sicuramente insistito richiamando Trump a farsene «strumento» - letteralmente gli ha detto in spagnolo «perché diventi un albero di pace» - regalandogli il medaglione col ramo di ulivo e l'ultimo Messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace, «firmato personalmente per lei». Sull'ambiente e il clima Francesco ha toccato un tasto dolente - per la svolta a 180 gradi di Trump rispetto a Obama sugli accordi di Parigi - consegnando al presidente Usa la sua Laudato sii, nonostante lo scetticismo trumpiano sul global warming. «Lo leggerò», gli ha promesso Trump, atteso dal G7 di Taormina. Ancora poco per un cambiamento di rotta. Si vedrà. Ma che i contenuti dell'incontro, che comprende anche i 50’ di colloquio di Trump, affiancato dal segretario di Stato Rex Tillerson e dal genero e stretto consigliere Jared Kushner, col cardinale Pietro Parolin, siano stati volutamente limitati ai pochi punti di contatto, lo riprova una nota finale della Santa Sede scarna, quanto limata fin nelle virgole. «Cordiali» i colloqui, «buone» le relazioni bilaterali, «comune» l'impegno «a favore della vita e della libertà religiosa e di coscienza». La Chiesa «auspica» di «collaborare serenamente» in Usa nei campi della salute, dell'educazione e dell'«assistenza agli immigrati». E nelle situazioni di conflitto, la pace va promossa col «negoziato politico» e il «dialogo interreligioso», puntando anche alla «tutela delle comunità cristiane». Più roboante quanto reso noto dalla Casa Bianca: Trump ha rinnovato l'impegno contro la fame nel mondo, con uno stanziamento di oltre 300 milioni.