Il Papa: «Preghiamo per Rigopiano»

18 Maggio 2017

L’incontro con i parenti delle vittime. Per loro, un sollievo

ROMA. Sotto il sole cocente di piazza San Pietro, l’attesa di quasi quattro ore è ben ripagata. Vale il bacio sulla testa che, alla fine, il Papa dà al piccolo Stefano Del Rosso, rimasto senza il papà. Vale l’autografo con cui ancora il Papa accontenta Marco Foresta sulla foto dei suoi genitori, Tobia e Bianca. Vale per le mani strette, le lettere e il bouquet di rose di carta che sono riusciti a consegnargli. Ma soprattutto, per i familiari delle vittime di Rigopiano arrivati da ogni parte d’Abruzzo, dalle Marche e dall’Umbria, e anche da Roma per partecipare all’udienza generale del Papa del mercoledì, quell’attesa vale la promessa che il Pontefice gli fa, occhi negli occhi: «Prego per voi e anche per quelli che non ci sono più».
È tutto qui il senso di una giornata iniziata nel cuore della notte da zie, fratelli, madri, padri e dai figli, anche, delle 29 vittime dell’hotel Rigopiano. Pezzi di famiglie che al quarto mese dalla valanga, anche questa volta si sono ritrovate insieme a ricomporre la loro grande famiglia.
Alla stazione i gruppi, da Farindola, Penne, Lanciano, Castelfrentano, Atri e Loreto arrivano alla spicciolata intorno alle 4. I primi ad arrivare sono la sorella e il fratello rispettivamente di Silvana e Luciano Caporale, i parrucchieri di Castelfrentano con i coniugi. Ecco Mariangela, la mamma di Ilaria Di Biase, la chef del resort, che con il marito Filippo e il figlio Yury porta da Archi il regalo per il Papa. L’ha confezionato lei per conto di tutti, una maglietta bianca con i nomi dei loro cari, insieme a un college fotografiche con quei sorrisi e quelle vite. Il gruppo di Farindola, il fratello, la cognata e le zie di Marinella Colangeli, la responsabile del resort, porta invece le 160 rose bianche di carta da distribuire a tutto il gruppo in piazza San Pietro.
Le ha fatte a mano, tutte «una per una», Annamaria Colangeli.
L’autobus parte e ripartono anche le storie allo specchio di chi ci sta sopra. «Dopo quattro mesi non è facile, è un momento particolarmente duro per me», dice Annamaria Angelucci, sorella della Silvana che ha fatto piangere mezza Italia con il video in cui canta sorridente in macchina con il marito Luciano una struggente canzone di Arisa. «Loro erano così, una coppia social, a cui piaceva comunicare. Facevano “rumore”, per questo ci mancano così tanto. Pensare che quel soggiorno a Rigopiano era previsto il 30 ottobre. Ma ci fu il terremoto e mia sorella non volle andare».
Elena Foresta, che con le sorelle Velia e Antonella è in viaggio con la mamma Maria, lo ripete: «Vogliamo sapere. La sera della valanga ho seguito tutto senza sapere che mio fratello Tobia era lì con la moglie Bianca solo per quella notte. L’ho saputo il giorno dopo ed è stato uno choc».
Palloncini e rose. Quando il pullman arriva a destinazione, ad aspettarlo ci sono tutti gli altri, con il portavoce del comitato Gianluca Tanda che guida la visita e detta i tempi. Lo spazio loro riservato è un’ala alla destra del Papa, vicinissima rispetto al retro della piazza.
E loro ci arrivano con la foto del proprio caro stretta in petto e con un palloncino da liberare. Alle 8,30 sono tutti seduti, in attesa, sotto un sole che picchia già duro. Poi, finalmente, dopo il giro sulla papamobile tra i fedeli in piazza, Francesco arriva. E l’attesa si trasforma in emozione. Emozione che cresce quando il Papa comincia a parlare. C’è il Vangelo della Maddalena che trova il sepolcro di Gesù vuoto. E Papa Francesco che spiega: «Il ricordo di qualcuno che non c’è più, i legami più autentici non sono spezzati nemmeno dalla morte. C’è chi continua a voler bene anche se la persona amata se n’è andata per sempre». Parole che vanno dritto al cuore dei familiari di Rigopiano che liberano tutte le emozioni quando il Papa li saluta e loro liberano quei palloncini con il nome di ognuna delle 29 vittime.
«Una strage che si poteva evitare benissimo», dice tra le lacrime Diana Cicioni, la mamma di Valentina, l’infermiera del Gemelli che a Rigopiano era arrivata da Roma con il marito Giampaolo Matrone alle sette di sera del martedì. «Perché la mattina c’era troppa neve. E adesso mia figlia chi me la ridà? Chi ridà una mamma a una bambina di cinque anni e mezzo che mi chiede di dire a Gesù di togliersi le ali e di riportarle giù la madre? È una strage che si poteva evitare e più passa il tempo e più è peggio. Perché facevano in tempo a salvarli, bastava che ci fossero le persone giuste in certi posti. Invece non c’hanno capito niente».
Il conforto, anche se momentaneo, arriva ancora da Papa Francesco che a fine funzione, come aveva fatto sapere, si avvicina a salutare anche le famiglie delle vittime di Rigopiano. È il momento più toccante. «Pregate per le nostre famiglie», gli chiedono da dietro le transenne. E lui si ferma, li guarda in faccia: «Prego per voi e per chi non c’è più».
Una dichiarazione struggente, che alla fine fa dire a molti di loro: «Torniamo a casa con un po’ più di forze, con un'energia nuova». «È stata una bella cosa», dice Marcello Martella papà di Cecilia, «anche vedere volare quei 29 palloncini. È stata e sempre sarà una grossa emozione, ma lo continueremo a fare sperando che qualcosa si muova. Ma non chiedo la verità perché quella già la so. Quello che conta é che paghi chi ha sbagliato». Ed è il pensiero di tutti. Troppi incubi ha partorito la realtà.
Come quello che racconta Giuly Damiani, 29 anni, che progettava di sposarsi l’anno prossimo con Gabriele D’Angelo, conosciuto quando lei lavorava alla reception del resort dove Gabriele era cameriere. «Non avevo mai sentito Gabriele allarmato come alle 15 di quel mercoledì. Mi disse di andare in Comune, a sollecitare la turbina. Io andai, il Comune era aperto ma non c’era nessuno, pur essendo stato attivato il Coc. Trovai un dipendente comunale davanti al bar. E in piazza mi disse che la turbina non sarebbe arrivata prima dell’indomani. Ma che tanto avevano tutto all’hotel. A Farindola eravamo isolati, il telefono non prendeva. La mattina dopo l’ho saputo: c’è stata una valanga sull’hotel, l’ha travolto. Non ci ho capito più niente».
Si risale sul pullman. Scambi di foto. Stefano è crollato. Resiste solo Nicolò, il bimbo di Alessandro Giancaterino. Un altro papà tra le vittime del resort.