Il papà di Straccia: ora voglio la verità sulla fine di Roberto

7 Marzo 2019

Nuove indagini sull’ipotesi di un delitto per errore di persona «Mio figlio non si è suicidato e non è morto accidentalmente» 

PESCARA. «Non smetterò mai di cercare la verità sulla morte di Roberto. Quella verità che, secondo le mie sensazioni, non si vuole cercare. Mio figlio non è scomparso accidentalmente e non si toglie la vita un ragazzo di 24 anni che stava vivendo un periodo bello della sua vita».
Ripercorre ad alta voce gli ultimi scorci di vita di suo figlio, Mario Straccia, papà di Roberto, lo studente di Lingue, originario di Moresco (Marche) scomparso da Pescara il 14 dicembre 2011 e ritrovato sugli scogli delle acque baresi il 7 gennaio 2012.
Roberto Straccia era uscito di casa per fare jogging e non è più tornato a casa. A sette anni dalla morte, resta il mistero su che cosa sia accaduto tra Pescara e Bari, dove il corpo senza vita del ragazzo è stato ritrovato ancora in clima natalizio. La famiglia non ha mai creduto al suicidio, né a cause accidentali. Dopo le rivelazioni del pentito della ’ndrangheta, uscite dal carcere di Lanciano, su una possibile uccisione del ragazzo dovuto a uno scambio di persona, è questa l'unica pista, al momento, a cui crede la famiglia Straccia.
«Mio figlio è stato suicidato» dice lapidario papà Straccia che due giorni fa era a Pescara per seguire la vicenda giudiziaria più da vicino. E che, nelle ultime ore, apre uno spiraglio con la richiesta, da parte dei legali di famiglia, di ulteriori indagini. L'attenzione di Mario Straccia si concentra su altri due misteri: la bustina di zucchero ritrovata integra dopo il presunto, eventuale, contatto prolungato con l'acqua e il pugno di sabbia trovato tra gli effetti personali del giovane al momento del ritrovamento del cadavere.
Nella conversazione di 30 minuti e 4 secondi con il Centro, papà Straccia, non attacca nessuno direttamente, non fa nomi e cognomi, si esprime spesso con lunghi silenzi e tanti non detto, più eloquenti di mille parole.
Signor Straccia, che cosa è accaduto a suo figlio?
Non so che cosa sia accaduto, ma non smetterò mai di cercare la verità. Quella verità che, secondo una mia sensazione, non si vuole cercare. In questo caso le indagini non sono mai partite realmente.
Perché ne è convinto?
Perché mi sono arrivate sempre risposte evasive, non congrue, da chi avrebbe dovuto invece darmi risposte più certe. Non mi basta sentir parlare di "mero errore", mi sento offeso da questo atteggiamento. Quando non si è sicuri di una risposta deve vincere il silenzio, non si può giocare con le parole. Roberto non è morto accidentalmente e non si è suicidato. Per fermarsi con la vita bisogna avere dei motivi, invece mio figlio stava vivendo un periodo bello, ricco di emozioni. Era giovane, frequentava una ragazza ed era appena uscito dall'università per chiedere informazioni sulla tesi di laurea. Amava viaggiare, era stato in Madagascar, Spagna, Inghilterra. Sognava di diventare un assistente di volo. Come ogni volta, anche quando giocava a pallone, era ben vestito con abiti sportivi, aveva messo la pancera, aveva l'ipod per ascoltare musica, la bustina di zucchero in tasca che portava sempre con sè. Dopo 24 giorni in mare, se è vero che è stato in acqua ma comunque è stato ritrovato sugli scogli, una bustina di zucchero non si scioglie? Non si dissolve? Invece era integra. Io ho fatto una prova: ho avvolto una bustina di zucchero dentro gli indumenti e l'ho tenuta una settimana dentro un secchio d'acqua. Non è rimasta intera. E il pugno di sabbia che hanno trovato in tasca? Ho chiesto più volte che mi dessero quella sabbia per farla analizzare a mie spese, per tentare di risalire alla spiaggia dove può essere passato mio figlio. Non me l'hanno mai voluta consegnare e non so neppure che fine abbia fatto. Io la devo avere perché è un mio diritto.
Lei ha visto il corpo di suo figlio?
L'ho visto più volte, all'obitorio. Ho raccontato bugie per poterlo rivedere ancora e ancora.
Era suo figlio?
Vuole che un padre non riconosca suo figlio? Sì, certo, era lui. Non sembrava affatto sbattuto dalle onde, il suo corpo era integro.
Quel corpo le ha "rivelato" qualcosa?
Non rispondo a questa domanda. Anche se fosse, lo tengo per me.
Le ultime parole di Roberto prima di sparire nel nulla?
Non posso e non voglio rivelarle. Ogni volta che parlo di mio figlio, difendo la sua dignità. E' doloroso, faticoso. Sono un padre dispiaciuto, disperato perché non mi sento tutelato dallo Stato. Non smetterò mai di cercare la verità sulla sua morte.
Che cosa chiede?
Mio figlio è al cimitero e vado a trovarlo spesso. Chiedo che la sua morte non sia stata inutile. Mi aiuta la fede a sostenere questo grande peso nel cuore e spero che il caso venga portato avanti da qualcuno timorato di Dio.
Che sentimenti prova nei confronti di questa città?
A Pescara ho incontrato tanta gente perbene e gli amici di Roberto mi sono stati di grande conforto in questi anni difficili.