Il Parco Michetti riapre Sarà curato dai detenuti

5 Gennaio 2019

Il presidente della Provincia, Zaffiri, annuncia la firma di un’intesa con il carcere In servizio tre persone, per un anno. Saranno usate anche per il verde delle scuole

PESCARA. Il protocollo d’intesa è pronto. Va solo firmato. E la firma arriverà «la prossima settimana» quando si incontreranno il presidente della Provincia Antonio Zaffiri, il direttore del carcere Franco Pettinelli e il direttore dell’Ufficio esecuzione penale esterna Elena Paradiso, i tre soggetti interessati. L’intesa che sta per partire è finalizzata a far lavorare tre detenuti che si occuperanno della cura del verde di competenza della Provincia e in particolare del parco Michetti, che si trova a fianco al palazzo del governo, in via Avezzano, chiuso da anni.
«Deve tornare ad essere un parco», dice Zaffiri che parla di questa piccola area verde come del «biglietto da visita per chi entra dall’Asse attrezzato in città. Non ci si può limitare a dire che non si possono raggiungere degli obiettivi perché non ci sono i fondi disponibili. Noi abbiamo escogitato una soluzione, diciamo così, e diamo forma al concetto di ottimizzare le risorse». Zaffiri vede anche una seconda finalità importante dietro questo progetto di recupero ambientale del verde pubblico. «Trovo giusto il principio di dare una chance a chi ha sbagliato», commenta il presidente della Provincia parlando di questa forma di riparazione posta in essere dai detenuti nei confronti della collettività.
«Con questa iniziativa i detenuti potranno dare la dimostrazione di essere utili, ponendo in essere delle prestazioni di pubblica utilità, e se in un primo momento non sarà possibile intervenire direttamente nel parco per questioni meteorologiche li faremo lavorare nel piazzale della Provincia e nelle aree vicine alle scuole. Ma l’obiettivo finale è quello di riaprire al pubblico il parco» per il quale in passato è stato tentato l’affidamento all’esterno, senza risultati.
L’avvio del progetto, che si concluderà a fine anno, avverrà nell’immediato «con una o due unità». Poi si proseguirà, a regime, con «tre persone in totale». E riguarderà detenuti condannati, in misura alternativa e in messa alla prova. «Manca poco», assicura Zaffiri spiegando che si sta provvedendo «all’approvvigionamento di indumenti, scarpe e altro materiale».
I partecipanti al progetto saranno impegnati 5 giorni a settimana dalle 9 alle 13 e riceveranno un compenso, pari a 5,50 euro al giorno a titolo di rimborso per pasti e viaggio. Inoltre saranno supportati e seguiti da un tutor di progetto.
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